690. Due classi terze, il beatbox, Rovazzi. E gli haiku, naturalmente.

Prosegue il mio veloce diario degli incontri con le classi, che raccoglie momenti preziosi pieni di scambi, risate, meraviglia, entusiasmi.

Questa mattina era il turno di due terze: bambini ancora pieni di incanto, molto spontanei anche quando riportano il mondo adulto che risuona intorno. E così spesso sono io ad incantarmi davanti ad un bimbo che prova goffamente il beatbox o sentendo un gruppetto che canta Rovazzi.

Ricambio proponendo Faremo una poesia di Chiara Carminati e le Rime di rabbia di Bruno Tognolini (bocche a “O” e sguardo preoccupato verso l’insegnante quando sentono la parola bastardo) , perché sia ben chiaro che poesia è materia viva, accessibile, e parla di loro. Non c’è niente che non si possa dire, bisogna solo imparare ad usare le parole in tutte le sfaccettature. Che ci vuole? È possibile esercitarsi e con divertimento, con gli haiku per esempio.

Commovente il coinvolgimento di tutti, la voglia di godersi il momento e il piacere di comporre insieme ai compagni.

E attenti a chi si veste troppo colorato, potrebbe essere un lupo!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

689.

Dentro la nebbia
A piegare i rami
Dal primo giorno

Mirko, 42, che disegna con tutto. Ora anche con le parole.

688. Un progetto articolato: Natura pulsante a scuola

Si prenda una classe quinta a Milano.
Si afferri l’agenda e si fissino tre incontri in classe di due ore ciascuno. Per nulla semplice, in tempi di referendum e spettacoli natalizi, ma se l’insegnante crede fortemente nel progetto il miracolo avverrà.
Si scelga un titolo: Vita pulsante a scuola, ad esempio.
Ci si munisca di uno zaino capiente e di un sorriso, di tanti libri scelti, materiali consumabili di vario tipo e voce ben sostenuta.
Il resto lo faranno i ragazzini. E lo faranno bene, con passione e una sorpresa finale.

Primo step: gli haiku

Dov’è la natura a scuola? Ce ne accorgiamo? La natura ci è maestra? E noi, chi siamo?
Introduciamo gli haiku giapponesi, riflettiamo sullo scorrere delle stagioni, su come è possibile rappresentare questo tempo circolare, sentiamoci parte importante e responsabile dell’ambiente in cui viviamo. Poi componiamo in 5/7/5. Ecco una piccola selezione.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Secondo step: segni e carte

Di nuovo libri a cui ispirarci. Entriamo in contatto con culture lontane da noi anche per gusto iconografico, impariamo ad usare il colore e nuovi materiali in modo espressivo, godiamoci il puro piacere del gesto, lo scorrere dell’inchiostro di china sulla carta di riso, facciamo fondere i pastelli ad olio con il calore del nostro polpastrello, sfumiamo la polvere, stampiamo e timbriamo, tracciamo cancellando, soppesiamo e accarezziamo diversi tipi di carte, spalmiamo spessori, annusiamo colori…

Per una volta, non preoccupiamoci del disegno e sganciamo la mano dal cervello. Esploriamo i quattro elementi, nella doppia valenza di materia per tracciare e realtà rappresentata.

Acqua

15151079_1265780366807721_1498754792_n

Fuoco

15175497_1265780386807719_1858249399_n

Aria

15174658_1265780176807740_1798486035_n

Terra

15134154_1265780500141041_950586036_o

Terzo step: Assemblare

I lavori realizzati sono tutti differenti, ma accomunati da alcune costanti stilistiche: formato, materiali, rilegatura orientale. I bimbi decideranno in un secondo tempo con l’insegnante quali haiku inserire sulle pagine con la tecnica del collage.

La copertina è creata con i timbri: la matrice è la stessa ma la sfumatura del colore e l’intensità della pressione sono differenti. La rilegatura è realizzata con punteruolo, ago e filo, recuperando i gesti antichi della tecnica orientale e tutta la pazienza che serve per lavorare in gruppo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Un graditissimo fuori programma

Siamo arrivati fino in fondo, bene e nei tempi previsti. Non avevo dubbi.
Alla fine ricevo un regalo che mi riempie di gioia. Dopo essere entrati a contatto con libri molto particolari, alcuni dei quali silent book, i bambini provano il piacere di raccontare una storia sfogliando il proprio libro multisensoriale, che scrocchia, profuma, è morbido, è ruvido. è leggero, è trasparente…

Ecco i volontari che si sono lasciati riprendere mentre raccontano le loro storie:

Natura pulsante / 1

Natura pulsante / 2

Natura pulsante / 3

Natura pulsante / 4

Ringrazio tutti i bambini della Quinta F – Istituto Rinnovata Pizzigoni di Milano – e un doveroso inchino, quanto più elegante possibile, alla Maestra Raffaella Colombo, simpatica e complice.

15300656_1277961355589622_488045137_n

687.

Gatto Silvestro
Adocchia la gabbietta
Titti sospetta

Annibale, cinquan-toons

686. A che pensi?

Si conclude oggi l’intenso sbirciare nelle teste dei bambini di quarta di un’Istituto scolastico milanese, ospiti della libreria Tiritera. È stata un’esperienza molto significativa, un’immersione totale e la prova di uno strumento – la forma dell’haiku – in un contesto contemporaneamente ludico e scolastico.

Quanto influiscono l’ambiente, gli spazi, il colore in un laboratorio espressivo? Quanto mi sono alleati gli altri adulti nella stanza? Come sono i bambini quando si dà loro diritto di parola? Che sguardi incrocio: si illuminano o si riempiono di punti interrogativi? Che vissuti sbircio: le porte sono aperte o chiuse? Che idea hanno della produzione culturale a loro destinata: la conoscono, la scelgono, la subiscono?

Le parole possono essere un gioco? Scorrono fluide o sono conquistate una per una con una certa fatica? I ragazzini danno valore ai propri mondi interiori? Sanno di avere il diritto di trovare tempi e luoghi per imparare ad esprimerli?

Ma insomma, questa è poesia?

Negli scorci visionari, negli accostamenti arditi, nei nonsense e in certi accenti drammatici io la vedo.

15284818_1277123489006742_8884770226634323619_n

La vedo quando viene meno l’iper-controllo a cui porta il contesto scolastico.

15267824_1277121372340287_7863111089602819348_n-1

La riconosco dopo che si sono ascoltati insieme gli haiku giapponesi, assaporati ad occhi chiusi, e si sono apprezzati con occhi apertissimi quei bizzarri albi illustrati…

15232331_1277121909006900_4567324204229496824_n

Mi è evidente quando compare incastrata nei tre versi, in forma di canzone salvifica.

15192636_1277123329006758_3485593139591249733_n

Uno degli albi letti oggi è stato A che pensi? Una domanda che apre una relazione, un dialogo. Anche il dialogo con se stessi, come è stato riconosciuto e condiviso.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Qualcuno sostiene che i libri, anche quando sono chiusi, sanno parlarci – ci ha raccontato Cinzia, la libraia. Guardo questa fotografia, scattata dopo il passaggio del tornado, e riesco a sentire i bisbigli.

15310538_1277269678992123_763373918_n.jpg

 

685. Conquistare

I conti del linguaggio non tornano, a volte.
In metrica le sillabe si sottomettono al ritmo, per esempio, e bisogna ragionare su parole difficili come sinalefe e dialefe. Oppure, nello spazio di libertà creato in un laboratorio di poesia, l’ortografia cede il passo alla foga. Non parliamo di quando nella finestra della mente si vede un’immagine, la lingua la tradurrebbe con agilità in parole amiche e invece la scuola ha tutto un altro suono: l’italiano, ricchissimo ma per nulla facile.

Riporto il lavoro dei ragazzini di questa mattina e lo faccio senza un filo di distacco. Li conosco bene, loro, e so con quanta fatica molti stanno conquistando il vocabolario italiano. Nelle due classi che ho incontrato c’era tutto il mondo: il Giappone, la Cina milanesissima e quella cinesissima, il Brasile, l’Egitto, le Filippine, il Bangladesh, lo Sri Lanka, il Perù, la Moldavia… ho dimenticato qualche angolo di mondo? Forse sì. Ah, ecco, c’erano anche le fate, Fantasilandia è sempre ben rappresentata.

Il mio componimento preferito è di Marina, che è arrivata dall’Egitto quattro mesi fa ed è seguita da un’insegnante di sostegno. Una bambina attentissima, che ha fatto tanti progressi.

15284942_1275848382467586_843842698077678323_n

La bambina giapponese si è sentita molto coinvolta e ha utilizzato anche gli ideogrammi.

15170900_1275842012468223_2316963924132294820_n

Daniel, italianissimo, è stato affascinato dai caratteri trovati su A cloud di Komagata, che ha provato a copiare.

14915634_1275841929134898_7477991368657384242_n

La bambina brasiliana ha in testa un mondo colorato e, seppure all’inizio della sua avventura in Italia, non si ferma davanti agli ostacoli. L’ho invitata a comporre nella sua lingua. Ecco:

15170740_1275842059134885_7434054128183365759_n

Questi bambini affrontano un grande lavoro. Da un lato, la gestione di due sistemi linguistici; dall’altro la conquista del diritto di parola, oltre che di nozione/istruzione. Quest’ultimo è un diritto non secondario che riguarda tutti, italiofoni o bilingui, e comporta lo sviluppo del pensiero individuale per diventare adulti propositivi in futuro. Se è vero che siamo di fronte alle generazioni del crescere nonostante, mi auguro che sulla strada di questi germogli ci siano adulti pronti al rispetto e all’ascolto, non esclusivamente orientati alla normalizzazione linguistica e all’assolvimento minimo dei programmi ministeriali. I laboratori espressivi basati sulla poesia sono piccoli deragliamenti e arricchiranno le esperienze di questi bambini. Come non citare il lavoro preziosissimo e profondo di Chandra Lidia Candiani? Noi oggi certo non abbiamo avuto il tempo di instaurare una relazione articolata, ma forse abbiamo toccato alcuni cuori. Quello di Abigail, per esempio

15203169_1275842855801472_6664396680829371883_n

Come sempre ho usato gli albi, preziosi alleati per creare un clima avvolgente e parlare di poesia senza dare definizioni da ragioniera. Ai soliti titoli, oggi si sono aggiunti Il regalo della gigantessa e Cose che non vedo dalla mia finestra.
Scelgo sempre libri particolari, rarefatti o bizzarri nella logica e nelle immagini. Molti vengono definiti libri difficili da proporre ai bambini. Spesso invece avviene una piccola magia: qualcosa si accende e la mente si libera, mentre lingua e mani si sciolgono. Non sempre, per essere sinceri: ci sono casi di bimbi iper razionali, che non si sentono comodi nello spazio di una storia o tra le immagini che non si scorgono immediatamente. Le cose che non si vedono dalla propria finestra vanno coltivate con tempo e pazienza. E con letture preziose, anche. Buon lavoro, cari insegnanti, a voi tocca la parte dei maratoneti!

Anche perché loro non vedono l’ora: “ancora, leggine un altro” e non se ne vogliono più andare via.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Un grazie enorme alla libreria Tiritera, che ci ha accolto nel suo spazio magico di ascolto e scambio. Lo ha fatto anche ieri, lo farà domani e, di nuovo con le classi, nel mese di dicembre. Che ricchezza avere una libreria nel quartiere!

15241359_1275841699134921_8849582197595660971_n

684. Formiche, tranquillezza, pigiamapanti e elefanti fritti. Extra track: l’esuberanza me la gestisco io

Continuo con piacere a registrare queste mie esperienze con le classi e lo faccio in modo sintetico, ma a caldo per non disperdere nemmeno un grammo dell’energia che mi arriva. Questa mattina sono due classi quarte di una scuola milanese, incontrate in due sessioni diverse.

Come faccio spesso, utilizzo gli albi illustrati per portare i bimbi nell’atmosfera rarefatta della poesia. Oggi è stato un libro coreano a farci ragionare sulla natura in città, sul rumore e sul silenzio, su chi siamo noi e cosa siamo in grado di percepire. Non proprio un silent book, perché qualche incomprensibile carattere punzecchia le pagine… ma nessuno di noi si è arreso davanti a questi piccoli, graziosi gap.

15211740_1274901985895559_1407670045_n

Poi è stata la volta di Issa, di cui ho letto diversi haiku

15218190_1274903402562084_1356858855_n

e come sempre ho introdotto la regola del 5/7/5 insieme a Marta.

Uso spesso quest’haiku dell’uovo per spiegare cosa significhi laboratorio espressivo: pur guidati da me, i bimbi devono sentirsi liberi di esplorare il linguaggio e sbagliare. Scrivere con la biro, e non con matita e gomma, deve portarli ad accettare errori e imperfezioni, tentativi e riscritture. La poesia non è un guscio perfetto, si può rompere. Dentro cosa c’è? È nutriente?

15240183_1274903245895433_1458631506_n

Nulla è sacro, dunque, e sono bene accetti in questo contesto i neologismi, i nonsense e gli errori di ortografia, soprattutto di chi si sta conquistando l’italiano parola per parola.
Immersi nella vertigine degli haiku classici, che mettono in rapporto il grande e il piccolo con fulminante efficacia, abbracciamo anche le rime di rabbia di una bimba che ha appena bisticciato con i compagni: lei ha scritto i versi più sinceri tra tutti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Con la seconda classe, per calmare le esuberanze (parola chiave ogni volta, imparata da BlexBolex), abbiamo letto la storia I giganti e le formiche. Di nuovo: grande/piccolo, natura/uomo, rispetto e tanto, tanto silenzio.

15208067_1274901882562236_2060192834_n

683. Tuffarsi nelle parole

Velocissima traccia dell’ultimo incontro con una classe in libreria. Il periodo è intenso, il tempo è pessimo ed è venerdì sera. Non importa, voglio subito pubblicare i componimenti di questi ragazzini che hanno compreso con grande freschezza quanto l’haiku possa anche essere un piccolo spazio per giocare: una cameretta piena di parole.

Oggi siamo partiti dall’idea di casa, con Le case degli altri bambini.

15184053_1270517746333983_651803765_o

Poi un haiku di Shiki

15218295_1270519213000503_1546640511_n

e infine, per esemplificare lo schema 5/7/5 sillabe, un componimento di Senza ricetta.

15209043_1270520169667074_960773396_n

Dunque pronti, tuffatevi che qui è tutto morbido!

15211770_1270527112999713_1162627166_n.jpg

Ecco una parte dei componimenti (“Nooo, è già finito? Aspetta, l’ultimo!). Il mio preferito è il visionario

La ragnatela
è sempre gigantesca
per un coniglio

Questo slideshow richiede JavaScript.

Come sempre, grazie alla Libreria Tutti giù per terra di Monza. Simona sei speciale, tu sai perché.

682.

Noi qui adesso
Orecchio su orecchio
Ci ascoltiamo

Mad, giovane fiore

681.

Chiudo gli occhi
Lì nel buio nevica
Ma non fa freddo

Monica, a cui piace giocare con me