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700.

Cari lettori, sono passati tre anni abbondanti dall’inizio di questa avventura.
Anni di sillabe, raccolta di testimonianze e cronache di molti incontri con bambini e adulti, in famiglia e in eventi organizzati.

Spero che questo blog, goccia tra le molte voci esistenti in rete sull’argomento, abbia contribuito a diffondere un’idea giocosa, leggera e un poco irriverente di poesia haiku. Del resto, i classici che sto imparando ad amare sanno contenere nel micro tutte le voci del mondo. Persino la nostra!

Mondo di rugiada.
In mezzo alla rugiada
tante guerre.

(Kobayashi Issa 1763-1828)

Settecento. Ecco un bel numero tondo per chiudere questa esperienza, ringraziare Viviana, Pino e Anna e salutare tutti coloro che hanno alimentato questo blog.

Per chi avrà ancora voglia di seguire le mie sperimentazioni, continuerò a lasciarne traccia sul blog personale Silvia Geroldi.

A presto e grazie a tutti!

Silvia

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697. La tendenza chiaroscurale della VC

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La settimana scorsa ho incontrato in classe anche la V C.
Dei componimenti di questi ragazzi, che hanno scritto molto e che seguirò per portare a termine il progetto Vita pulsante a scuola fino alla produzione di un libro, mi piace sottolineare l’uso delle immagini chiaroscurali. Sarà interessante vedere come reagiranno al secondo incontro dedicato alla manipolazione dei materiali.

Intanto, ecco le loro parole:

Simone, Gaia, Antonio, Milly, Benedetta, Zaccaria

Una lavagna
con un disegno sopra.
Le diamo vita.

Sole che sorge
colorando il cielo,
dando speranza.

Delle lucciole
che ci sembrano stelle
splendendo in cielo.

Una tempesta
che oscura il cielo
e dà tristezza.

Fiori dipinti
colorano il prato
e danno gioia.

Davide, Sara, Gabriele, Matilde, Yasmmin

Un’ombra nera
nella notte splenderà.
Luce lunare.

Carbone nero
Lui può essere dolce
o punizione.

Alberi belli
di un verde splendente
o molto secchi.

Sole rossiccio.
Il tramonto splenderà.
L’alba sorgerà.

I fiorellini
nascono del terreno
multicolore

I mandarini
son frutti dell’albero.
Nascono così.

Il mare calmo
è super bellissimoe
e ondeggiante

Il pesciolino
che nuota dentro l’acqua
velocemente

Gli animali
molto intelligenti
sono carini

L’arcipelago
di piccole isole
con molto verde

Sara C, Mattia, Ariel, Laura, Matteo

L’ uccello vola
via nel vento con gioia
sopra le nubi.

Stelle nel cielo.
Quando le guardiamo
ci illuminano.

Quando mi sveglio
all’ alba del mattino
vedo il sole

Noi in piscina .
ci divertiamo molto
nuotando in acqua

Ippocastano.
Noi ci arrampichiamo
felicemente.

Quando io viaggio
con la barca a vela
mi sento male.

Al ristorante
mangiamo tantissimo
e molto bene

Marco, Manuga, Alessia, Dalia

Un buco nero,
dentro di sé racchiude
vita pulsante.

Certi alberi
racchiudono una storia
da raccontare

Germoglio verde
è segno di speranza,
di rinascita.

L’infanzia mi
rammenta avventure
in compagnia.

I maestri ti
aiutano se sei
in difficoltà

I bimbi sono
la vita pulsante di
qualunque luogo.

Martina, Alessandro, Princess, Giorgio

Sole splendente
ma poi arriva l’ombra.
Luna calante.

La rosa nasce.
Forza della natura.
Un fiore sboccia.

Ora dell’ombra.
A mezzanotte in punto
Tutto svanisce.

Acqua che scende
Pozzanghere ghiacciate
E la grandine

Notte oscura
Rumore invadente
Tutto si accende

L’acqua è vita
L’acqua ha un lungo ciclo
È infinita

La vita è un ciclo
La vita è un illusione
La vita è bella

694.

I dis i veci
A Nedal un pas dè gal
Sa slongå i dé

Dicono gli anziani
A Natale un passo di gallo
Si allungano i giorni

Annibale, 51 anni, sull’anno del gallo che verrà

692. E adesso cosa faccio? Devo sbagliare?

I bambini di terza sono senza filtri e vivacissimi. Qualche volta mi chiamano “Maestra!”, uno l’altro giorno mi ha chiesto se poteva andare in bagno. Amano molto quando faccio chiudere gli occhi per ascoltare gli haiku degli autori classici giapponesi e poi chiedo di descrivermi l’immagine che hanno visualizzato nella loro testa. Ce n’è sempre uno che mi corregge: nel cervello. Litigano per darmi la loro interpretazione, sbuffano se non faccio parlare tutti. A volte ragioniamo di emozioni: “Cosa fai quando ti arrabbi?” “Mordo mia sorella”. Se nel lavoro di gruppo intravedo tensione o esclusioni, leggo qualche rima di rabbia di Tognolini. Non c’entrano con gli haiku, lo so bene, ma un laboratorio espressivo basato sulla poesia è inutile se i bambini pensano che alcuni sentimenti siano innominabili.

Ci rilassiamo, è il momento dei libri con le figure. Spiego che gli illustratori usano spesso il bianco per suggerire un atteggiamento di silenzio, attenzione e ascolto. Mi seguono quasi tutti. Quasi. Aggiungo che la condizione di “fare bianco” è un po’ difficile da ottenere, ma ci si può provare. Poi di nuovo leggo, mostro albi, e in quei crapini nascono associazioni mentali. Tutto si mischia: le nuvole di Santoka, le formiche di Issa, i bianchi di Komagata, i giochi venduti dalla libreria che ci ospita…

Sono pronti per comporre, è il momento del libricino e della biro. Chiedo perché non ci sono matite e gomme, ragioniamo sugli errori. È un momento interessante, alcuni sono sconcertati, altri sollevati, questa mattina un soldatino ha scritto il suo haiku e poi mi ha chiesto: “Adesso cosa devo fare? Devo sbagliare?”

Quelli di terza, che tipi! E le maestre? Mi danno grandi soddisfazioni quelle che si buttano nella mischia, incoraggiano chi fatica con l’italiano senza sottolineare gli errori, incitano al nonsense. Ed eccoci con gran divertimento a leggere e parlare di poesie, un po’ tutte, quelle per aria, quelle di rabbia e anche quelle di Toti Scialoja. A cui i tipetti di questa mattina sarebbero stati simpatici, secondo me.

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691. A che pensate?

a_che_pensi_coverNuove classi, nuovo capitolo. Questa volta due quarte di Monza alla Libreria Tutti giù per terra.

Ehi voi, fatemi entrare nella vostra testa. Lo sapete di avere dentro immagini e parole? No? C’è chi mi dice che in testa ha solo sassi. Ride, lui, vuole essere spiritoso. Non mi presto troppo a questo scherzo, sono una tipa che prende immagini, parole e sassi molto sul serio.

Ragioniamo sulla possibilità di svuotare completamente la mente, di farne uno spazio bianco e silenzioso. C’è chi giura di esserne capace, chi proprio no, una bimba sostiene che quando si fa tutto bianco le appaiono dei conigli. Bianchi.

Ed è subito Marcovaldo:

Uscì un leprotto, bianco, sulla neve, mosse le orecchie, corse sotto la luna, ma era bianco e non lo si vedeva, come se non ci fosse. Solo le zampette lasciavano un’impronta leggera sulla neve, come foglioline di trifoglio. Neanche il lupo si vedeva, perché era nero e stava nel buio nero del bosco. Solo se apriva la bocca, si vedevano i denti bianchi e aguzzi. C’era una linea in cui finiva il bosco tutto nero e cominciava la neve tutta bianca. Il leprotto correva di qua ed il lupo di là. Il lupo vedeva sulla neve le impronte del leprotto e le inseguiva, ma tenendosi sempre sul nero, per non essere visto. Nel punto in cui le impronte si fermavano doveva esserci il leprotto, e il lupo uscì dal nero, spalancò la gola rossa e i denti aguzzi, e morse il vento. Il leprotto era poco più in là, invisibile; si strofinò un orecchio con una zampa, e scappò saltando. È qua? è là? no, è un po’ più in là? Si vedeva solo la distesa di neve bianca come questa pagina.

Partiamo da questo bianco su bianco per comporre insieme il primo haiku. Naturalmente mi dimentico di fotografarlo.

Poi tuttigiùperterra senza formalità.

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La mattinata si dipana in due filoni tematici molto diversi.

Appaiono colori, animali e natura, che piano piano si trasforma in un mondo onirico. 

Tra questi haiku, piccole perle visionarie e un’immagine che trovo degna di un autore giapponese. Non importa se lo schema sillabico 5/7/5 non è rispettato:

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Trombettisti, volpi, mostri, rane, fantasmi, principi, previsioni meteo, cobra, scope volanti… ce n’è per tutti i gusti.

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Intrecciato a questo mondo bambino, si insinua l’immaginario adulto, pop e violento. A tratti fonte di umorismo (l’onnipresente Rovazzi, che finirà per diventare un amico), il più delle volte replicato in modo acritico e superficiale:

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Provo a non giudicare, è il fondamento del mio agire.
Un respiro profondo e li guardo. In incontri precedenti la poesia è stata canale espressivo di sentimenti conflittuali, vero e proprio atto di liberazione.
No, non è questo il caso. Questi non sono componimenti che esprimono forme di disagio, pensieri repressi o energia mal incanalata. E non stanno nemmeno cercando di scandalizzarmi. Hanno faccini sereni e non vedo tra loro dinamiche scorrette. Questo è solo eccesso di rumore: si nutrono ogni giorno di immagini brutte e mediate, che percepiscono in modo distorto, e vivono di fretta. Sanno esprimere, forse, un solo tipo di valore.

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Chiedo loro di scrivere qualcosa di cui hanno esperienza diretta, soprattutto in riferimento alla natura. Esce questo:

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Quando leggo un silent book coreano che propone un dialogo tra natura e mondo urbanizzato, alcuni di loro non vengono toccati dall’espressività di questa immagine.

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Eppure sono loro, siamo noi.
Eppure altri di loro qui, dopo una risata liberatoria, si zittiscono e aspettano il finale del mio racconto per ritrovare la pace.

Che faccio in questi casi? Li faccio finire. Perché prima o poi l’effetto finisce.

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E poi riprendo a leggere la poesia d’autore. Haiku giapponesi da ascoltare ad occhi chiusi. E anche altro, oggi la Chiara Carminati di Poesie per aria. I libri mi vengono letteralmente sottratti di mano, si tende a consumare in fretta anche quelli. Però quanta sete. E che attenzione quando spiego in cosa consiste la tecnica della papirografia!

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Questo è l’haiku che chiude la mattinata.

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Tiro un sospiro di sollievo e mi ricordo di una cartolina di Natale 2014. Illustrazione di Roberta Cadorin, haiku mio.

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684. Formiche, tranquillezza, pigiamapanti e elefanti fritti. Extra track: l’esuberanza me la gestisco io

Continuo con piacere a registrare queste mie esperienze con le classi e lo faccio in modo sintetico, ma a caldo per non disperdere nemmeno un grammo dell’energia che mi arriva. Questa mattina sono due classi quarte di una scuola milanese, incontrate in due sessioni diverse.

Come faccio spesso, utilizzo gli albi illustrati per portare i bimbi nell’atmosfera rarefatta della poesia. Oggi è stato un libro coreano a farci ragionare sulla natura in città, sul rumore e sul silenzio, su chi siamo noi e cosa siamo in grado di percepire. Non proprio un silent book, perché qualche incomprensibile carattere punzecchia le pagine… ma nessuno di noi si è arreso davanti a questi piccoli, graziosi gap.

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Poi è stata la volta di Issa, di cui ho letto diversi haiku

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e come sempre ho introdotto la regola del 5/7/5 insieme a Marta.

Uso spesso quest’haiku dell’uovo per spiegare cosa significhi laboratorio espressivo: pur guidati da me, i bimbi devono sentirsi liberi di esplorare il linguaggio e sbagliare. Scrivere con la biro, e non con matita e gomma, deve portarli ad accettare errori e imperfezioni, tentativi e riscritture. La poesia non è un guscio perfetto, si può rompere. Dentro cosa c’è? È nutriente?

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Nulla è sacro, dunque, e sono bene accetti in questo contesto i neologismi, i nonsense e gli errori di ortografia, soprattutto di chi si sta conquistando l’italiano parola per parola.
Immersi nella vertigine degli haiku classici, che mettono in rapporto il grande e il piccolo con fulminante efficacia, abbracciamo anche le rime di rabbia di una bimba che ha appena bisticciato con i compagni: lei ha scritto i versi più sinceri tra tutti.

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Con la seconda classe, per calmare le esuberanze (parola chiave ogni volta, imparata da BlexBolex), abbiamo letto la storia I giganti e le formiche. Di nuovo: grande/piccolo, natura/uomo, rispetto e tanto, tanto silenzio.

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675.

Abelasìne
Camìne surå pensér
Col sul söl senter

Piano piano
Cammino sopra pensiero
Col sole sul sentiero

Annibale, 51

(Bentornato Annibale, è bellissimo!)

674. Disponendo l’agenda…

Ecco una breve scheda promemoria che introduce i miei laboratori di haiku. Gli interventi sono sempre formulati ad hoc in base al contesto (classe, associazione, libreria, biblioteca…). In attesa di approntare una newsletter, chi vuole potrà tenere d’occhio l’agenda sul blog personale, seguire la pagina facebook o il profilo twitter.

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672. Recensioni e riverberi

Alcune belle recensioni e un inaspetttato passaparola tra insegnanti ed educatori stanno facendo in modo che Senza ricetta venga letto qua e là in giro per l’Italia: in famiglia, in vacanza e nei campus estivi. Che magia!
È così che ogni tanto mi arrivano componimenti di bambini di cui non conosco visi e voci, ma che riesco ad immaginare sdraiati nell’erba, piedi all’aria, sillabe al vento.

Giochi nel prato
bambini e felicità
colori vivi.

Biagio e la piuma.
Accarezzami il viso.
Rido felice.

Grazie a Barbara Arduini (Il Cerchio, Atelier d’Espressione) che ha raccolto queste poesie. Biagio, anche io rido felice insieme a te.