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698. Rappresentare la felicità: dove? quando? Un esperimento con la 5 B

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Terremoti, slavine e tormente di neve riempiono le cronache di questi giorni. Non è stato facile, oggi, entrare in classe e spiegare in modo asettico che i temi tipici della poesia haiku sono il passare ciclico della natura, lo svolgersi di un tempo eterno, la finitezza dell’uomo che è parte minuscola e certamente non la più importante dell’universo.

Trovo di fronte a me bambini vivaci, alcuni di loro faticano un poco  a comporre in italiano (sono arrivati da poco in Italia) ma ci mettono grande impegno e la consueta esuberanza nel lavoro in gruppo. Decido che la conta delle 5/7/5 sillabe è oggi l’aspetto meno importante. Mi preme far capire quanto la poesia haiku, partendo da percezioni reali, porti messaggi universali e profondamente spirituali. Piano piano ci arriviamo, con gli haiku classici e con gli albi.

Con questa classe ho voglia di insistere più del solito sul dato di partenza: la concretezza dell’esperienza. Questa infatti distingue il linguaggio degli haiku da buona parte della poesia proposta a scuola, centrata solitamente sulle ricorrenze e su ideali astratti, oppure testimone di una natura idealizzata e consolatoria.

Chiedo ai bambini di chiudere gli occhi e visualizzare una situazione in cui sono felici nella natura. Le risposte mi sorprendono: compaiono subito le vacanze e i papà, mentre non c’è traccia di parchi cittadini, vasi sul balcone, mamme e nemmeno delle strutture della scuola che pure gode di orti, serre e animali. Nella loro percezione la natura e la felicità sono totalmente escluse dalla quotidianità.

Ecco i loro autoritratti di felicità in natura:

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Uscendo, trovo su un cartellone questo vivido racconto delle vacanze:

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Io penso che un compito della scuola sia aiutare i bambini a percepirsi come parte attiva e vivace del mondo ogni giorno, anche negli aspetti più banali. Ne ho incontrati molti in questi mesi; quasi tutti mi sono apparsi piuttosto sereni ma poco abituati ad autorappresentarsi, a collocarsi nel mondo e a valorizzare le opinioni personali. Chissà se si rendono conto di essere anche tanto tanto fortunati.

696. Istantanee della VD virate al color di vento

Rieccomi in V D.

Il secondo modulo del progetto Vita pulsante a scuola, avviato con il laboratorio di poesia haiku, prevede che in due ore i bambini sperimentino la manipolazione di diversi tipi di materiali, tracce e carte, godendosi un’ampia gamma di sensazioni gestuali e tattili che si susseguono rapidi ma non indolori come il passare del vento, del tempo e delle stagioni. Documentare un laboratorio espressivo che prevede l’uso di molti materiali mentre lo si conduce non è semplice, ma questa mattina sono riuscita a fermare qualche momento e mi piace condividere l’atmosfera in classe.

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Introduco il lavoro leggendo questo sofisticato libro di Anne Herbauts, ricco di suggestioni che intrecciano con un equilibrio molto evocativo testo, soluzioni grafiche e tipografiche, illustrazioni.

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Anne Herbauts racconta:

“Ho tendenza a dire che non sono né illustratrice né scrittrice, perché faccio dei libri, ma li faccio nel senso che li scrivo col testo E con l’immagine, e non sono né nel testo né nell’immagine, ma tra i due. Scrivo facendo una collisione di testo e immagine. Quando costruisco un libro, dico “fabbricare un libro”, perché bisogna pensarlo come si fabbrica un oggetto, perché il libro si scrive col testo, con l’immagine, ma soprattutto con l’assemblaggio delle pagine, ed è questa la bellezza e la potenza del libro, che nel momento in cui apriamo un libro succede qualcosa non su una pagina, ma tra due pagine e dunque ci rendiamo conto che è gigantesco.” (Traduzione di Anna Castagnoli in un post del 2011 su Le Figure dei Libri.com)

Questa idea ispira il nostro progetto, che si completerà con la rilegatura orientale nel terzo incontro.

Uno degli obiettivi del lavoro è accettare una quota di imprevedibilità che dipende sia dalle caratteristiche dei materiali utilizzati sia dall’attenzione del singolo bambino durante l’azione. Come la natura, non siamo neutri, ripetitivi e controllati. Agiamo con vigore o delicatezza su materiali che hanno proprie peculiarità, si incontrano e reagiscono.

 

Ad esempio, stendere le spezie addensate con la colla sulla carta di bambù fa sì che questa ritrovi la propria origine organica: asciugando torna foglia, si secca e si accartoccia. Diversa è la reazione su altri tipi di carta.

 

Anche la nostra azione, la nostra forza provocano conseguenze. Quanta delicatezza bisogna usare per il frottage su carta di riso?

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Ci godiamo le differenze. Misuriamo con un gesto la fluidità della china su carta di riso, scopriamo velature e sfumature della sanguigna, tracciamo cancellando la fusaggine, crediamo che la carta di riso sia leggera fino a che non prendiamo in mano un foglio ancora più soffice e trasparente.

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Scopriamo che non si illustra solo con il colore, ma anche con le consistenze. Persino con i profumi e con i rumori.

Mi piace l’idea che dovremo aspettare l’asciugatura per conoscere l’aspetto definitivo di queste carte che abbiamo appositamente alterato: il Tempo è il vero protagonista del nostro progetto.

“Il mio foglio si è rotto ma mi piace proprio per quello” mi dice con entusiasmo una ragazzina. Bene, la volta scorsa non abbiamo parlato di wabi-sabi invano.

Ci vediamo in febbraio per rilegare!

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695. Gli haiku della V D

Questa settimana sono ricominciati gli incontri con le classi quinte dell’Istituto Rinnovata Pizzigoni di Milano, tutti centrati sul tema Vita pulsante a scuola. Alcune classi porteranno a termine il progetto completo fino a realizzare un piccolo libro sensoriale come questo.
Naturalmente ogni gruppo ha un’atmosfera particolare, una predisposizione diversa ad accogliere le suggestioni degli autori giapponesi classici e degli albi illustrati.
Da parte mia c’è sempre l’invito a cogliere l’opportunità di un laboratorio espressivo dando voce all’esperienza diretta.  Dov’è la natura? Dove si trova l’anima pulsante della scuola? In una mano alzata per rispondere, scrive la V D, o in un bambino triste accovacciato.
Ecco tutti i testi:

Gruppo: Elisa, Simone, Maxime, Simone

Acqua gelida
Scorre piano nel fiume
fino al mare

Un bambino sta
triste accovacciato
dietro una roccia

Un botto, luce
I fuochi d’artificio
Bimbi felici

Tre, i bambini
che giocano insieme
con il pallone

Le formichine
Piccole si credono
grandi e forti

Là nella classe
una mano alzata
dà la risposta

Pioggia e piante
dal rumore scrosciante
Per la via stanno

Gruppo: Giulia, Nisis, Edoardo, Cesar

Dormono i bulbi
piantati nel terreno
gialli e rossi

Gli animali
Sono addormentati
sotto il gelo

Ciascun uomo
sogna la felicità
sotto le stelle

Le foglie gialle
Cadono dalle cime
secche e rosse

Sette colori
dell’arcobaleno
fanno felice

Le rondini che
volano nel cielo
sono contente

Fiocchi di neve
Scendendo giù dal cielo.
Si incontrano

Gruppo: Alessandro, Andrea M., Gabriele

Il caldo porta
farfalle colorate
e felicità

La primavera
è piena di colori
dolci e caldi

Le sensazioni
autunnali sono
tristi e scure

L’inverno ci dà
neve sulle montagne
e sopra i colli

Gruppo: Sofia, Andrea B., Adriano

La tartaruga
sta dentro l’acqua fredda
Cercando pace

Germoglio verde
una vita davanti
e da finire

Ginko Biloba
è coperto di muschio
con pungitopo

Gruppo: Maya, Lorenzo, Cecilia

È primavera
il glicine in letargo
si è svegliato

Sono felice
perché dopo si gioca
nella natura

Quando fa freddo
per un fiocco di neve
è un piacere

Sono al mare
e fa ombra su di me
un ombrellone

Arcobaleno
formato da colori
di felicità

Qui ha piovuto.
Il parco è bagnato,
anche la pianta

Gruppo: Loris, Alessio, Alice

Gli animali
della grande agraria
fanno qualcosa

Corre il cavallo
galoppa nella neve
annoiandosi

Un’altalena
è tutta arrugginita
non viene usata

Son luccicanti
I fuochi d’artificio
Sopra le case

Che freddo che fa
in questo lungo inverno.
“Viva la neve!”

Noi osserviamo
la luce del sole che
splendendo muore

La luna splende
mentre noi la guardiamo
curiosamente.

***

Tutto è pronto per il secondo step: materiali, segni, carte.
A presto!

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693.Coniglietti&Cioccolatti&BuonNatale

Concludo gli incontri in libreria – almeno per quest’anno – con la classe quarta più rilassata e affettuosa di sempre (mi hanno abbracciato!).  Questa mattina ero molto rilassata anche io, così tanto da non aver forse documentato fotograficamente a sufficienza l’impegno di tutti i bambini. Non c’è traccia, come ovvio, dei commenti acuti a Stagioni: una vera e propria esegesi stilistica e contenutistica, con sottolineature, associazioni, attenzione ai rimandi interni, definizioni di parole difficili, un fuori programma per mettere in dialogo il libro con un haiku di Issa e, in ultimo, una lettura corale del finale: “Siamo noi!”.
Escono promettendomi di scriverne ancora tanti haiku, ma tanti tanti.
Di questo non dubito, resto solo un po’ in pensiero per l’orsetto.

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690. Due classi terze, il beatbox, Rovazzi. E gli haiku, naturalmente.

Prosegue il mio veloce diario degli incontri con le classi, che raccoglie momenti preziosi pieni di scambi, risate, meraviglia, entusiasmi.

Questa mattina era il turno di due terze: bambini ancora pieni di incanto, molto spontanei anche quando riportano il mondo adulto che risuona intorno. E così spesso sono io ad incantarmi davanti ad un bimbo che prova goffamente il beatbox o sentendo un gruppetto che canta Rovazzi.

Ricambio proponendo Faremo una poesia di Chiara Carminati e le Rime di rabbia di Bruno Tognolini (bocche a “O” e sguardo preoccupato verso l’insegnante quando sentono la parola bastardo) , perché sia ben chiaro che poesia è materia viva, accessibile, e parla di loro. Non c’è niente che non si possa dire, bisogna solo imparare ad usare le parole in tutte le sfaccettature. Che ci vuole? È possibile esercitarsi e con divertimento, con gli haiku per esempio.

Commovente il coinvolgimento di tutti, la voglia di godersi il momento e il piacere di comporre insieme ai compagni.

E attenti a chi si veste troppo colorato, potrebbe essere un lupo!

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688. Un progetto articolato: Natura pulsante a scuola

Si prenda una classe quinta a Milano.
Si afferri l’agenda e si fissino tre incontri in classe di due ore ciascuno. Per nulla semplice, in tempi di referendum e spettacoli natalizi, ma se l’insegnante crede fortemente nel progetto il miracolo avverrà.
Si scelga un titolo: Vita pulsante a scuola, ad esempio.
Ci si munisca di uno zaino capiente e di un sorriso, di tanti libri scelti, materiali consumabili di vario tipo e voce ben sostenuta.
Il resto lo faranno i ragazzini. E lo faranno bene, con passione e una sorpresa finale.

Primo step: gli haiku

Dov’è la natura a scuola? Ce ne accorgiamo? La natura ci è maestra? E noi, chi siamo?
Introduciamo gli haiku giapponesi, riflettiamo sullo scorrere delle stagioni, su come è possibile rappresentare questo tempo circolare, sentiamoci parte importante e responsabile dell’ambiente in cui viviamo. Poi componiamo in 5/7/5. Ecco una piccola selezione.

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Secondo step: segni e carte

Di nuovo libri a cui ispirarci. Entriamo in contatto con culture lontane da noi anche per gusto iconografico, impariamo ad usare il colore e nuovi materiali in modo espressivo, godiamoci il puro piacere del gesto, lo scorrere dell’inchiostro di china sulla carta di riso, facciamo fondere i pastelli ad olio con il calore del nostro polpastrello, sfumiamo la polvere, stampiamo e timbriamo, tracciamo cancellando, soppesiamo e accarezziamo diversi tipi di carte, spalmiamo spessori, annusiamo colori…

Per una volta, non preoccupiamoci del disegno e sganciamo la mano dal cervello. Esploriamo i quattro elementi, nella doppia valenza di materia per tracciare e realtà rappresentata.

Acqua

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Fuoco

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Aria

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Terra

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Terzo step: Assemblare

I lavori realizzati sono tutti differenti, ma accomunati da alcune costanti stilistiche: formato, materiali, rilegatura orientale. I bimbi decideranno in un secondo tempo con l’insegnante quali haiku inserire sulle pagine con la tecnica del collage.

La copertina è creata con i timbri: la matrice è la stessa ma la sfumatura del colore e l’intensità della pressione sono differenti. La rilegatura è realizzata con punteruolo, ago e filo, recuperando i gesti antichi della tecnica orientale e tutta la pazienza che serve per lavorare in gruppo.

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Un graditissimo fuori programma

Siamo arrivati fino in fondo, bene e nei tempi previsti. Non avevo dubbi.
Alla fine ricevo un regalo che mi riempie di gioia. Dopo essere entrati a contatto con libri molto particolari, alcuni dei quali silent book, i bambini provano il piacere di raccontare una storia sfogliando il proprio libro multisensoriale, che scrocchia, profuma, è morbido, è ruvido. è leggero, è trasparente…

Ecco i volontari che si sono lasciati riprendere mentre raccontano le loro storie:

Natura pulsante / 1

Natura pulsante / 2

Natura pulsante / 3

Natura pulsante / 4

Ringrazio tutti i bambini della Quinta F – Istituto Rinnovata Pizzigoni di Milano – e un doveroso inchino, quanto più elegante possibile, alla Maestra Raffaella Colombo, simpatica e complice.

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646. Senza ricetta in classe a Parma. Parlando di cibo, si parla di tutto.

Senza ricetta, nella cucina di Marta ha incontrato, e incontrerà, anche le classi.
Se in libreria arrivano spesso i piccolissimi, incantati dalle illustrazioni di Giuseppe Braghiroli e coinvolti sulle prime più dalle situazioni in cui Marta si trova che dalla forma dei testi, è sui banchi che il libro viene apprezzato in tutti gli aspetti. I bambini ascoltano la lettura, commentano, e poi scalpitano. Vogliono provare. Vogliono giocare.

Nella mia recente esperienza a Parma (una terza, tre quinte) sono stata molto colpita – e divertita – da alcuni aspetti. Provo a riassumerli.

_ Busso, interrompendo una spiegazione sul gerundio. L’entusiasmo per l’haiku è già a mille, anche se non si capisce bene cosa sia.
Mentre l’avvio di un laboratorio poetico in libreria è sempre incerto, risentendo di un’allure scolastica, in classe la poesia attiva è altro dalla routine. Gioia, timidezza che si scioglie piano e persino un intervallo saltato volontariamente. Ohibò.

_ Bambini con disabilità, casi difficili, semplici discoli e coinvolgimento.
Evviva la scuola pubblica. Evviva gli insegnanti, di sostegno e non, e quella banale quotidianità punteggiata da giorni memorabili che mi vengono raccontati con orgoglio: quando F. ha camminato, quando I. ha scritto. Evviva tutte le immagini belle nella testa di M., che basta solo incastrarle in forma 5/7/5 e sono tra le più poetiche emerse.
Evviva soprattutto i bambini, tutti. E la disposizione fantasiosa dei banchi, a serpente, a isola, o con una logica incomprensibile che costringe a fare lunghi giri per raggiungere una mano alzata. Evviva l’abitudine a lavorare in gruppo, con i pignolini a contare le sillabe, i fantasiosi a rinverdire il futurismo (“Silvia, i miei sono 5/7/5 ma non hanno senso!”), i duri dal cuore tenero ad includere e proteggere e spiegare, gli ambiziosi a chiedermi “ma diventiamo famosi?”.
Evviva il fatto che compongono tutti, proprio tutti, e a parte le disabilità più evidenti io non mi accorgo di casi speciali: ogni bambino mi tira la maglia allo stesso modo. E Silvia di qua, Silvia di là, gioia pura e sorrisi ovunque.
Evviva la poesia che si fa sulle mani, che cerca il contatto delle dita, una poesia amica dei gesti.

_Il gioco alla poesia per riflettere sul linguaggio: parole e idee sono dentro di noi.
5/7/5, come a dire “Ok, ho capito la regola, ora so cosa devo fare. Ci provo”. Partenze più o meno caute, ma vanno. Coerentemente con il tema del progetto specifico studiato per questa scuola, si lavora sull’area semantica del cibo e ogni classe ha già preparato un cartellone sul quale troneggiano parole e concetti. Quando la tecnica è acquisita, si utilizza il cartellone per giocare, indicando una parola a caso. In alcuni casi i bambini sono talmente bravi che alzo l’asticella: chiedo di comporre un haiku consapevolmente comico o di riflettere sui modi di dire che in qualche modo hanno a che fare con il cibo. Sfrigolano le testoline, mille scintille sui polpastrelli. In una classe serve un’ulteriore sferzata ludica: regalo parole aggiuntive che ho scritto su foglietti colorati. L’idea della parola assegnata piace a tal punto che una bambina mi chiede: “mi dai il biglietto con la parola dolce“? La guardo, ridiamo: l’idea è già in lei, serve solo una legittimazione.

_Il tema del cibo è stimolante? Le sorprese non arrivano dalla tavola.
Il laboratorio è un seme lanciato. Alcune maestre lo faranno germogliare e già mi scrivono che i bambini continuano a comporre. Nelle mie due ore si parla molto di cibi graditi e non graditi, di spreco, di ricette tradizionali, di momenti conviviali. Ho dato un tema e giustamente i giovani poeti sono coerenti e concentrati sulla tecnica… ma non mi sorprendono. Poi, inaspettatamente, arrivano le similitudini, i mondi immaginari, le riflessioni metalinguistiche e dei bellissimi fuori programma. Registro un dentista rap, un disincantato aforisma sul sale, un cavolfiore che si trasforma in disgustafiore, una critica sociale sulla futilità delle ricette in tv, qualche pensiero sull’amore e due delicate inquietudini preadolescenziali in tono dark. Per quanto mi compete la vera poesia è qui, anche o soprattutto quando è fuori dalle righe.

Più avanti documenterò il progetto completo che include il laboratorio di illustrazione con Giuseppe Braghiroli. Bimbi fortunati!

Ecco per ora qualche scatto frettoloso, se siete curiosi…

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455. Haiku seduti sotto la luna e sassi. “Scusi, ma che materia è?”

La notizia è che questo blog ha ispirato (qui le prove) un bel lavoro multidisciplinare di Gabriella Romano, insegnante di informatica in una classe quinta della Scuola Primaria Ada Negri di Busto Arsizio. Lo posso dire? Che gioia!
Racconta Gabriella che alla presentazione del progetto un genitore in consiglio ha chiesto: “Ma che materia è?” “Bella domanda! Immagine, tecnologia, italiano…” Io aggiungerei che in qualche modo c’entrano anche le scienze, dal momento che tutto è partito da semplici minerali, forse comuni ma certamente evocativi. A noi importano le definizioni? Direi di no, ci interessa condividere idee, parole e spirito giocoso e qui c’è tutto quello che deve esserci.

Il lavoro di Gabriella è partito dall’osservazione dei sassi:

Piccole rocce
Disegnate dal mare
Cosa ci vedi?

e si è sviluppato in un dialogo che ha coinvolto alunni e genitori, tutti festosamente impegnati in una copiosa produzione poetica.

In classe è stato possibile verificare attraverso appositi link la correttezza della suddivisione sillabica e dello schema dell’haiku (diciassette sillabe suddivise secondo lo schema 5/7/5). Successivamente i componimenti sono stati scritti su pc formattando il testo e, dopo una selezione, stampati e colorati.
Infine si è prodotto un vero e proprio libro, ritagliando e impaginando testi e immagini.

“Ciao, cosa hai fatto oggi a scuola?”
“Niente, solo un libretto!”

Questo il risultato:

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Ed ecco qui alcuni degli haiku. Bravi ragazzi!

Solo albero
in paesaggio cinese
pietrificato

Gabriella

Latte macchiato
e fette biscottate
son inzuppate

Anna P e la mamma

Ciao qui rivedo
degli stati bagnati
anche isolati

Papà Reby

Sembra marmotta
che salta da un albero
felicemente

Reby

Sembra un mondo
circondato dal mare
e fantastico

Alex

Sembra un mondo
pulito, felice e
strafantasioso

Leo

Noi or viviamo
circondando il mondo
felicemente

Anna P, Betta R.

Fuoco che cade
su di una bandiera
con delle armi

Tommy

Un mondo ricco
pieno di animali
della campagna

Anna, Sharon, Marty

Macchia di caffè
su un tetto al sole
a forma di O

Luca C.

Un sole magro
delle isole sole
con cielo calmo

Riccardo R

Un mondo nuovo
vivace colorato
tante persone

Aurora, Aicha

Un sasso bianco
Un sasso nero bello
Un sasso grande

Mattia

Sembra un mondo
sommerso dal marrone
tutto rotondo

Lisa

Il nostro mondo
molto grande e bello
quante persone

Betta

Il giro tondo
ballo canto e scrivo
quanti bambini

Anna P.

Occhio egizio
in spiaggia di agosto
mamma che sole

Luca

Sembra un uomo
con appuntite lance
sfinge antica

Reby

Una tortina
che buona alla crema
ho l’acquolina

Betta

Un mondo bianco
che sembra cioccolato
fondente nero

Alì

Funghi evviva
trovarli nel boschetto
mamma che buoni

Anna P.

È una rosa
rossa come il sangue
ed è spinosa

Lollo

Va’ uccellino
sopra nuvole bianche
con mamma papà

Ange e Giuly

Sembra un latte
di un mare azzurro
con lo zucchero

Valerio V.

Vedo la mucca
sotto albero verde
bruca sognando

Fede, Sara

Care amiche
vedono un pulcino
in quel bel sasso

Arianna, Alessia

Rosa sbocciata,
al tramonto di sera,
nessuna spina.

Sofi, Niki, Bea

Sembra Lo struzzo
sembra anche un toro
con le nuvole

Matteo S.

Isole strane
circondate dal mare
sotto le nubi

Tommy

Nuvole buie
di sera con la luna
a canticchiare

Elisabetta R.

Mucca sdraiata
in quella stalla buia
che dorme lieta

Samuele

442. Due sorelle gemelle, una classe prima, gli haiku, Paul Klee

Studio epica
e come Penelope
aspetto l’eroe.

Sabrina

Haiku, emozioni, arte. Gli ingredienti per coinvolgere i bambini ci sono tutti e lo scopro casualmente sul web incontrando questa immagine:

1Resto rapita, contatto l’autrice del sito Artescuola e scopro un lavoro d’equipe molto interessante. Ecco l’intervista a Claudia e Miriam Paternoster. (intervista di Silvia Geroldi)

Iniziamo con due parole su di voi e sul contesto in cui avete condotto questo esperimento di haiku a colori.

Siamo due insegnanti (sorelle gemelle!) di lettere (Claudia Paternoster) e di educazione artistica (Miriam Paternoster), lavoriamo nella stessa scuola secondaria di primo grado a Mezzolombardo (Trento) e abbiamo alcune classi in comune. La classe con cui abbiamo lavorato era una classe prima (prima D anno 2013-2014).

Come è nata l’idea di usare gli haiku? È la prima volta che sperimentate questa forma poetica nella didattica o l’avete già usata in passato?

L’idea è nata dallo studio delle strutture poetiche; l’haiku era un utile mezzo per far comprendere la lunghezza dei versi e la struttura sillabica utilizzata nella poesia italiana. Avevo già sperimentato la scrittura degli haiku anche in un’altra classe prima due anni fa. Mi interessava soprattutto la capacità che ha questa forma poetica di condensare in pochissime parole un’immagine o un sentimento. In particolare, ho chiesto ai ragazzi di provare ad inserire in ogni poesia un evento atmosferico o un sentimento, abbinandoli a colori e suoni.

Avete utilizzato i classici giapponesi come esempi di partenza? Oppure solo testi in italiano secondo il classico schema 5-7-5 sillabe?

Abbiamo utilizzato come esempi gli haiku in italiano sullo schema 5-7-5; sul libro di testo ne avevamo qualcuno, ma io ho portato in classe un paio di libretti di haiku (uno di essi pubblicato in seguito ad un concorso che si è svolto a livello locale).

Quale è stata la prima reazione dei bambini di fronte a questi testi e al fatto di poter comporre poesia? Sono riusciti a diventare totalmente autonomi nella composizione dei testi o sono stati guidati/aiutati?

I ragazzi sono stati molto entusiasti all’idea di potersi cimentare in un esperimento poetico; il primo haiku lo abbiamo composto insieme, partendo da un sentimento (la speranza), ascoltando le loro varie proposte, contando le sillabe per controllare che ogni verso fosse corretto e scegliendo poi i versi più adatti tra quelli da loro creati. Poi gli alunni hanno lavorato da soli in classe, ognuno provando a creare un haiku su questi due temi: “eventi” (eventi atmosferici) e “sentimenti”. Abbiamo stilato un elenco di eventi e di sentimenti che gli alunni indicavano e che io scrivevo alla lavagna (eventi come pioggia, vento, terremoto, nebbia… e sentimenti come rabbia, amore, amicizia, ecc…). Io ho dato delle indicazioni su come i suoni delle parole possono evocare colori o emozioni, e loro hanno dato un “colore” ad ogni vocale: così insieme hanno deciso che la A è azzurra, la I è gialla, la O è rossa, la E è verde e la U è blu! Come compito a casa, ho dato loro l’impegno di scrivere almeno tre haiku a testa: qualcuno ne ha scritti molti di più, qualcuno un paio, e qualcuno è riuscito a farli tutti e tre in classe da solo. Probabilmente nel lavoro a casa alcuni alunni sono stati aiutati. In classe poi abbiamo letto tutte le loro produzioni, correggendole quando i versi non corrispondevano alla struttura corretta di 5-7-5; devo dire però che le correzioni sono state poche, e quasi tutti i ragazzi hanno capito come gestire la costruzione dei versi.

Mi piace molto l’idea di trasporre un testo in immagine. Perché è stato scelto Klee? Anche in questo caso mi incuriosisce sapere il livello di autonomia del singolo bambino all’interno di questi riuscitissimi lavori.

(Miriam) Mi sono ispirata all’acquerello di Klee del 1918 Du gris de la nuit surgit soudain “Una volta emerso dal grigio della notte” dove l’artista utilizza le lettere come pretesto per delimitare aree di colore.

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Rispetto all’opera di Klee noi abbiamo voluto dare un andamento più morbido alle linee per non essere troppo vincolati dalla struttura ortogonale. Ogni alunno ha scelto una delle sue poesie e l’ha disegnata a mano libera, prima creando una morbida “griglia” dove inserire le parole, e poi scrivendo all’interno le lettere che compongono l’Haiku. Le poesie disegnate, proprio come nell’opera di Paul Klee, non hanno l’esigenza di essere necessariamente leggibili: non sono state rispettate le separazioni dello schema poetico o lo spazio tra le parole. In questo caso le lettere rappresentano semplicemente una serie di linee oblique, ortogonali o curve che creano una rete di aree da colorare.

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Una volta fatto il disegno a matita e ripassato con i pastelli a cera, i ragazzi hanno scelto i colori ispirandosi a quelli evocati nella poesia, dando varie tonalità ai sentimenti o agli eventi atmosferici descritti. Con gli acquerelli hanno colorato liberamente ogni spazio
Dopo aver spiegato le istruzioni e i passaggi fondamentali del lavoro, gli alunni hanno lavorato in autonomia e tutti hanno creato con soddisfazione il loro personalissimo Haiku a colori.

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Ecco alcuni degli haiku composti dalla prima D lavorando sulle emozioni.

L’AMORE

L’amore è tutto
il darsi alle persone
nulla, in cambio.

Debora

L’AMORE E L’ODIO

Il lungo tempo
dell’odio e dell’amore
nel nostro cuore.

Simone

PIOVE

Piove grigiastro
si è ottenebrata
la gioia del dì.

Fatama 

BUIO

Quando è buio
è sempre in agguato
l’ombra scura.

Sahra

L’ALBERO

Il falegname
tagliò il vecchissimo
albero spoglio.

Giorgia

IL PENSIERO

La nebbia è oscura
cupa e malinconica
fa riflettere.

Marlene

LA PIOGGIA

Batte la pioggia
sulla gronda di rame
cullando sogni.

Martina 

PANICO

Il terremoto
oscura tutto quanto
molti nel pianto.

Marco 

LA NEVE

La neve scende
dal cielo grigio topo
e tutti tocca.

Giada 

L’ARRIVO

Notte di luna
cielo di primavera
profumo di te.

Jani

ESTATE

Pallido oro
i rotoli di paglia
sparsi nei campi.

Davide

Info:

Sul blog Parole Blu potete leggere altri haiku.

Tutti i dettagli e altre fotografie degli haiku a colori nel post su Arte a scuola.com.

204. Gli haiku in classe: l’esperienza della classe 3^ della scuola primaria Imbriani di Andria

Ci sono haiku speciali in questo post, bellissimi e anche un po’ magici. Sono il risultato del lavoro di una classe della scuola elementare di Andria. L’insegnante Nicla Sansovito ci ha spiegato come è riuscita a coinvolgere questi giovani poeti. 

Ciao Nicla, iniziamo con due parole su di te e sulla scuola.

Sono Nicla Santovito, un’insegnante di classe 3^ della scuola primaria statale 4^ C.D. “I. Imbriani” ( ex 3^) di Andria, approdata a questo lavoro otto anni fa, con un passato da guida turistica, avvocato, impiegata amministrativa e tanto altro. La mia scuola si trova in un quartiere periferico della città, in una di quelle che vengono definite “ aree a rischio”. Senza servizi, senza spazi per i bambini, problemi di spaccio nel quartiere, molta povertà socio-ambientale. Le uniche agenzie educative nel quartiere sono la scuola e la parrocchia.

Come è nata l’idea di usare gli haiku? Ti sei ispirata a qualche esperienza di altri insegnanti o è una tua iniziativa?

E’ stata una mia iniziativa, nata per caso. Conoscevo gli haiku e li avevo utilizzati nel precedente quinquennio, in classe quinta, seguendo un po’ l’orientamento delle mie colleghe più esperte, essendo io alla mia prima esperienza. Nella mia scuola avevano organizzato degli incontri con gli autori, tra cui Pino Pace. Non conoscendolo, per non sfigurare, mi sono letta il suo libro “Un gatto nero in candeggina finì” (il più corto e veloce da leggere!) e me ne sono innamorata. In quel periodo stavo spiegando la divisione in sillabe ai miei alunni e, dopo averla proposta in varie salse, compresa una filastrocca sulle regole, inventata da me, battiti di mani, ecc. ecc. ho pensato che la cosa frustrante della divisione in sillabe è il fatto che ci siano tante regole da imparare e poche applicazioni pratiche. Alla fine serve solo per spezzare le parole quando si va a capo e questo non è molto stimolante per i bambini. Utilizzare le sillabe per comporre poesie mi è sembrato uno scopo di gran lunga più nobile e al contempo utile. Contare, finalmente, aveva un senso ed era anche divertente! E così, per gioco, abbiamo iniziato. Mi è sembrato anche di nobilitare la quotidianità dell’insegnamento, farla diventare una cosa più alta, toglierla dalla routine e dalla meccanicità, dalla ripetitività… e farla diventare un’esperienza di vita, con un tocco poetico.

Descrivici il progetto, il metodo e il tuo ruolo nella dinamica della 
composizione… Mi interessa capire qual è il tuo apporto, quando e
come i bambini diventano autonomi.

Chiedo loro di pensare e scrivere ciò che pensano su di un argomento. Poi di usare alcune delle parole per comporre i versi, contando le sillabe. Eliminando
tutto ciò che è inutile, badando all’essenziale. Li faccio lavorare in gruppi
da 2 a 4, perché si divertono di più in questo modo, e do loro autonomia e
tempo, durante il quale possono chiamarmi se hanno difficoltà o per
farmi leggere il risultato delle loro riflessioni. Le prime volte ho dato
delle dritte, adesso una buona parte di loro è autonomo.

E’ un progetto “chiuso” o interagisce con altre sezioni del programma 
scolastico? 

E’ un progetto interdisciplinare, io uso gli haiku a conclusione dei più svariati argomenti che tratto, dalla storia di Federico II, al Natale,alle stagioni, agli angeli, ai dinosauri.

Qual è la reazione dei bambini?

Non è vissuto come una fase didattica, ma come un momento di gioco, di
autonomia, di libertà, in cui si lavora insieme agli amici e si diventa
“autori” di qualcosa. C’è un caleidoscopio di reazioni: c’è chi si entusiasma e
ne produce in quantità industriali ( anche senza senso!!!), chi incontra
difficoltà e ha bisogno di un supporto, ogni bambino è un universo e risponde
in base a come è.

Sfrutterai la partecipazione al progetto web Haiku seduti sotto la luna come 
occasione didattica?

Certo, ho già detto loro che ho pubblicato alcuni dei loro haiku, ho intenzione di farglieli vedere con la lavagna interattiva. La cosa li gratificherà, a mio avviso, e mi piacerebbe mostrarli ai loro genitori, chissà che qualcuno non si cimenti anche a casa e autonomamente… potrebbero imparare dai bambini e
appassionarsi!

E adesso… i risultati!

Io, purtroppo, sono molto disordinata, per cui non ho una raccolta completa di tutti i loro lavori. Lo so che sono una sciagurata, però, posso garantire che la stiamo già facendo. Intanto, ti mando gli ultimi che hanno scritto qualche giorno fa, in occasione di una iniziativa benefica in collaborazione con l’A.M.R.I. (associazione per le malattie reumatiche infantili), in memoria di un alunno scomparso due anni fa per una malattia rara. Abbiamo chiesto ai bambini chi fosse l’angelo per loro o di esprimere un pensiero sull’angelo
attraverso disegni o parole. Noi, tra i vari elaborati, abbiamo inviato anche questi haiku
(chiaramente io ho spiegato di cosa si trattasse nella premessa agli
elaborati) che forse verranno divulgati sul sito dell’A.M.R.I.e sul
giornalino. Tutto questo per dirti che sto divulgando il “VERBO” degli
haiku!!!!

Ed eccoli, tutti in fila e bellissimi:

Io guardo lassù
e ti vedo, angelo.
Proteggimi tu.

Martina

*

L’angelo è un
Amico che ci guida
Nei nostri passi.

Giovanna

*

Ognuno di noi
Ha il suo angioletto.
Accanto a sé.

Giovanna

*

C’è un angelo
Che volava un giorno
Ed era carino.

Nicla e Giada

*

Bello e buono
Sei come una stella.
Brilli in cielo.

Martina, Adriana, Luana

*

Tanti angeli
Che ci stanno attorno.
Ci proteggono.

Martina, Adriana, Luana

*

Angelo bello
Carino e vivace
Come un fiore

Martina, Adriana, Luana

*

Tanti angeli
Formano un cuore
Come una stella

Martina, Adriana, Luana