692. E adesso cosa faccio? Devo sbagliare?

I bambini di terza sono senza filtri e vivacissimi. Qualche volta mi chiamano “Maestra!”, uno l’altro giorno mi ha chiesto se poteva andare in bagno. Amano molto quando faccio chiudere gli occhi per ascoltare gli haiku degli autori classici giapponesi e poi chiedo di descrivermi l’immagine che hanno visualizzato nella loro testa. Ce n’è sempre uno che mi corregge: nel cervello. Litigano per darmi la loro interpretazione, sbuffano se non faccio parlare tutti. A volte ragioniamo di emozioni: “Cosa fai quando ti arrabbi?” “Mordo mia sorella”. Se nel lavoro di gruppo intravedo tensione o esclusioni, leggo qualche rima di rabbia di Tognolini. Non c’entrano con gli haiku, lo so bene, ma un laboratorio espressivo basato sulla poesia è inutile se i bambini pensano che alcuni sentimenti siano innominabili.

Ci rilassiamo, è il momento dei libri con le figure. Spiego che gli illustratori usano spesso il bianco per suggerire un atteggiamento di silenzio, attenzione e ascolto. Mi seguono quasi tutti. Quasi. Aggiungo che la condizione di “fare bianco” è un po’ difficile da ottenere, ma ci si può provare. Poi di nuovo leggo, mostro albi, e in quei crapini nascono associazioni mentali. Tutto si mischia: le nuvole di Santoka, le formiche di Issa, i bianchi di Komagata, i giochi venduti dalla libreria che ci ospita…

Sono pronti per comporre, è il momento del libricino e della biro. Chiedo perché non ci sono matite e gomme, ragioniamo sugli errori. È un momento interessante, alcuni sono sconcertati, altri sollevati, questa mattina un soldatino ha scritto il suo haiku e poi mi ha chiesto: “Adesso cosa devo fare? Devo sbagliare?”

Quelli di terza, che tipi! E le maestre? Mi danno grandi soddisfazioni quelle che si buttano nella mischia, incoraggiano chi fatica con l’italiano senza sottolineare gli errori, incitano al nonsense. Ed eccoci con gran divertimento a leggere e parlare di poesie, un po’ tutte, quelle per aria, quelle di rabbia e anche quelle di Toti Scialoja. A cui i tipetti di questa mattina sarebbero stati simpatici, secondo me.

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