691. A che pensate?

a_che_pensi_coverNuove classi, nuovo capitolo. Questa volta due quarte di Monza alla Libreria Tutti giù per terra.

Ehi voi, fatemi entrare nella vostra testa. Lo sapete di avere dentro immagini e parole? No? C’è chi mi dice che in testa ha solo sassi. Ride, lui, vuole essere spiritoso. Non mi presto troppo a questo scherzo, sono una tipa che prende immagini, parole e sassi molto sul serio.

Ragioniamo sulla possibilità di svuotare completamente la mente, di farne uno spazio bianco e silenzioso. C’è chi giura di esserne capace, chi proprio no, una bimba sostiene che quando si fa tutto bianco le appaiono dei conigli. Bianchi.

Ed è subito Marcovaldo:

Uscì un leprotto, bianco, sulla neve, mosse le orecchie, corse sotto la luna, ma era bianco e non lo si vedeva, come se non ci fosse. Solo le zampette lasciavano un’impronta leggera sulla neve, come foglioline di trifoglio. Neanche il lupo si vedeva, perché era nero e stava nel buio nero del bosco. Solo se apriva la bocca, si vedevano i denti bianchi e aguzzi. C’era una linea in cui finiva il bosco tutto nero e cominciava la neve tutta bianca. Il leprotto correva di qua ed il lupo di là. Il lupo vedeva sulla neve le impronte del leprotto e le inseguiva, ma tenendosi sempre sul nero, per non essere visto. Nel punto in cui le impronte si fermavano doveva esserci il leprotto, e il lupo uscì dal nero, spalancò la gola rossa e i denti aguzzi, e morse il vento. Il leprotto era poco più in là, invisibile; si strofinò un orecchio con una zampa, e scappò saltando. È qua? è là? no, è un po’ più in là? Si vedeva solo la distesa di neve bianca come questa pagina.

Partiamo da questo bianco su bianco per comporre insieme il primo haiku. Naturalmente mi dimentico di fotografarlo.

Poi tuttigiùperterra senza formalità.

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La mattinata si dipana in due filoni tematici molto diversi.

Appaiono colori, animali e natura, che piano piano si trasforma in un mondo onirico. 

Tra questi haiku, piccole perle visionarie e un’immagine che trovo degna di un autore giapponese. Non importa se lo schema sillabico 5/7/5 non è rispettato:

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Trombettisti, volpi, mostri, rane, fantasmi, principi, previsioni meteo, cobra, scope volanti… ce n’è per tutti i gusti.

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Intrecciato a questo mondo bambino, si insinua l’immaginario adulto, pop e violento. A tratti fonte di umorismo (l’onnipresente Rovazzi, che finirà per diventare un amico), il più delle volte replicato in modo acritico e superficiale:

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Provo a non giudicare, è il fondamento del mio agire.
Un respiro profondo e li guardo. In incontri precedenti la poesia è stata canale espressivo di sentimenti conflittuali, vero e proprio atto di liberazione.
No, non è questo il caso. Questi non sono componimenti che esprimono forme di disagio, pensieri repressi o energia mal incanalata. E non stanno nemmeno cercando di scandalizzarmi. Hanno faccini sereni e non vedo tra loro dinamiche scorrette. Questo è solo eccesso di rumore: si nutrono ogni giorno di immagini brutte e mediate, che percepiscono in modo distorto, e vivono di fretta. Sanno esprimere, forse, un solo tipo di valore.

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Chiedo loro di scrivere qualcosa di cui hanno esperienza diretta, soprattutto in riferimento alla natura. Esce questo:

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Quando leggo un silent book coreano che propone un dialogo tra natura e mondo urbanizzato, alcuni di loro non vengono toccati dall’espressività di questa immagine.

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Eppure sono loro, siamo noi.
Eppure altri di loro qui, dopo una risata liberatoria, si zittiscono e aspettano il finale del mio racconto per ritrovare la pace.

Che faccio in questi casi? Li faccio finire. Perché prima o poi l’effetto finisce.

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E poi riprendo a leggere la poesia d’autore. Haiku giapponesi da ascoltare ad occhi chiusi. E anche altro, oggi la Chiara Carminati di Poesie per aria. I libri mi vengono letteralmente sottratti di mano, si tende a consumare in fretta anche quelli. Però quanta sete. E che attenzione quando spiego in cosa consiste la tecnica della papirografia!

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Questo è l’haiku che chiude la mattinata.

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Tiro un sospiro di sollievo e mi ricordo di una cartolina di Natale 2014. Illustrazione di Roberta Cadorin, haiku mio.

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One thought on “691. A che pensate?

  1. […] quando la ragazzina più ragazzina di tutta la classe che hai di fronte, quella che di profilo e nell’anima ha già un’inquietudine da tredicenne mentre i suoi […]

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