690. Due classi terze, il beatbox, Rovazzi. E gli haiku, naturalmente.

Prosegue il mio veloce diario degli incontri con le classi, che raccoglie momenti preziosi pieni di scambi, risate, meraviglia, entusiasmi.

Questa mattina era il turno di due terze: bambini ancora pieni di incanto, molto spontanei anche quando riportano il mondo adulto che risuona intorno. E così spesso sono io ad incantarmi davanti ad un bimbo che prova goffamente il beatbox o sentendo un gruppetto che canta Rovazzi.

Ricambio proponendo Faremo una poesia di Chiara Carminati e le Rime di rabbia di Bruno Tognolini (bocche a “O” e sguardo preoccupato verso l’insegnante quando sentono la parola bastardo) , perché sia ben chiaro che poesia è materia viva, accessibile, e parla di loro. Non c’è niente che non si possa dire, bisogna solo imparare ad usare le parole in tutte le sfaccettature. Che ci vuole? È possibile esercitarsi e con divertimento, con gli haiku per esempio.

Commovente il coinvolgimento di tutti, la voglia di godersi il momento e il piacere di comporre insieme ai compagni.

E attenti a chi si veste troppo colorato, potrebbe essere un lupo!

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