684. Formiche, tranquillezza, pigiamapanti e elefanti fritti. Extra track: l’esuberanza me la gestisco io

Continuo con piacere a registrare queste mie esperienze con le classi e lo faccio in modo sintetico, ma a caldo per non disperdere nemmeno un grammo dell’energia che mi arriva. Questa mattina sono due classi quarte di una scuola milanese, incontrate in due sessioni diverse.

Come faccio spesso, utilizzo gli albi illustrati per portare i bimbi nell’atmosfera rarefatta della poesia. Oggi è stato un libro coreano a farci ragionare sulla natura in città, sul rumore e sul silenzio, su chi siamo noi e cosa siamo in grado di percepire. Non proprio un silent book, perché qualche incomprensibile carattere punzecchia le pagine… ma nessuno di noi si è arreso davanti a questi piccoli, graziosi gap.

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Poi è stata la volta di Issa, di cui ho letto diversi haiku

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e come sempre ho introdotto la regola del 5/7/5 insieme a Marta.

Uso spesso quest’haiku dell’uovo per spiegare cosa significhi laboratorio espressivo: pur guidati da me, i bimbi devono sentirsi liberi di esplorare il linguaggio e sbagliare. Scrivere con la biro, e non con matita e gomma, deve portarli ad accettare errori e imperfezioni, tentativi e riscritture. La poesia non è un guscio perfetto, si può rompere. Dentro cosa c’è? È nutriente?

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Nulla è sacro, dunque, e sono bene accetti in questo contesto i neologismi, i nonsense e gli errori di ortografia, soprattutto di chi si sta conquistando l’italiano parola per parola.
Immersi nella vertigine degli haiku classici, che mettono in rapporto il grande e il piccolo con fulminante efficacia, abbracciamo anche le rime di rabbia di una bimba che ha appena bisticciato con i compagni: lei ha scritto i versi più sinceri tra tutti.

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Con la seconda classe, per calmare le esuberanze (parola chiave ogni volta, imparata da BlexBolex), abbiamo letto la storia I giganti e le formiche. Di nuovo: grande/piccolo, natura/uomo, rispetto e tanto, tanto silenzio.

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2 thoughts on “684. Formiche, tranquillezza, pigiamapanti e elefanti fritti. Extra track: l’esuberanza me la gestisco io

  1. A che pensi? | ha detto:

    […] parole possono essere un gioco? Scorrono fluide o sono conquistate una per una con una certa fatica? I ragazzini danno valore ai […]

  2. […] alle scuole (in classe – lo racconto qui – e il libreria – lo racconto qui, qui e qui).  Grazie Mad, di cuore, per come hai rielaborato il mio testo, l’hai reso tuo e anche […]

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