679. Leggere poesie, giocare agli haiku… con i liceali. Unicatt Piacenza / parte prima

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ph. courtesy Giuliana Samaria

Dopo il primo incontro organizzato dalla Biblioteca dell’Università Cattolica di Piacenza per l’iniziativa Il maggio dei libri, eccomi di nuovo a leggere haiku (e non solo) in aula.

Il seminario, suddiviso in due giorni, vede la presenza prevalente di una classe quinta di liceo linguistico, accompagnata da una simpaticissima insegnante di lingua spagnola, più un piccolo ma attento gruppo di docenti di scuola primaria e secondaria. Una, la cara amica Giuliana, arrivata persino da Feltre!

Questo post intende restituire l’atmosfera della prima sessione, suddivisa tra un’attività di vera e propria sperimentazione laboratoriale e qualche chiacchiera su che tipo di poesia incontrano bambini e ragazzi a scuola, con qualche suggerimento per aprirsi alle nuove proposte editoriali di qualità. Su questo aspetto torneremo lunedì prossimo, con la proposta di una bibliografia minima e l’illustrazione di alcuni case history legate ai laboratori di haiku in vari contesti.

In questo primo incontro mi importava soprattutto “sciogliere” i ragazzi incoraggiandone la libertà espressiva e il gusto del gioco linguistico. Come far entrare lo spirito degli haiku nell’atmosfera un po’ algida dell’aula universitaria?
Ho chiesto di nuovo aiuto al mio fido e spiazzante Stagioni di BlexBolex.

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ph. courtesy Giuliana Samaria

Ormai ne conosco l’effetto su bambini e adulti: un libro così non si è mai visto! Non è una storia, ma vi scorre il tempo. Non è poesia (ah no?), ma è perfetto per esprimere quanto il ciclo della natura sia sempre uguale a sé stesso eppure abbia così tanto da dirci.
Leggo in velocità, incurante dei punti di domanda sospesi nell’aula, e mi fermo qui:

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E allora, dal vocio, so che chi ho di fronte non ha ancora capito dove andrò a parare, e cosa c’entri tutto questo con gli haiku, ma mi ascolterà.

(Invito ad approfondire BlexBolex leggendo questa analisi di Carla Ghisalberti su Libri Calzelunghe e questo post di Maria Polita su Scaffale Basso)

Gli albi illustrati sono adatti anche ai liceali? Voi che dite?

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A turno, come in un vortice, abbiamo anche letto haiku classici giapponesi e poi quelli in spagnolo di Mar Benegas, illustrati da Guridi, nella bellissima raccolta Abecedario del cuerpo imaginado. Anche in questo caso doppio spiazzamento, per la raffinatezza delle illustrazioni e per la difficoltà di tradurre la poesia in italiano.

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Per esempio abbiamo incontrato una parola strana, che sembra un ibrido tra inglese e spagnolo: wolfarmio. Più o meno: un lupo interiore? E chi non ce l’ha?
(si tratta invece di un minerale, il tungsteno).

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Possiamo ritrovare la leggerezza profonda degli haiku nella poesia italiana? Certo. Ad esempio qui:

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E poi? Poi è arriva l’ora di osare e giocare. Qual è la prima parola che vi viene in mente?

ma-te-ma-ti-ca.

Bene, cinque sillabe. Il primo verso di un haiku. Come completarlo? Ed è lì, nell’austera biblioteca dell’università, che apprendo una parola nuova, gergale (e locale? e generazionale?): guzzare. Cioè prendere 3 (tre). Mi ero dimenticata i tre, ma è bastato un guzzare e il mio wolfarmio s’è risvegliato.

Ottimo, il ghiaccio s’è rotto. Le dita incominciano a lavorare…

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C’è chi scrive in gruppo, conferendo alla goliardia una perfetta forma 5/7/5:

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…e chi compone da solo.
Ed eccola lì, la poesia. Sussurra di amori, ferite e dita.

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Chissà cosa si sono tenuti tra le pagine del quadernino “materico” che ho fornito loro, chissà se questa settimana continueranno a comporre per il gusto di farlo. Mentre scrivo questo post, infilo nello zaino Dieci lezioni sulla poesia, l’amore e la vita di Bernard Friot per lunedì prossimo.

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Che haiku hanno composto gli adulti? Poesie inconfutabili!

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All’ora del tramonto, per rilassarci, leggiamo i diciassette haiku di Borges…

È un impero
quella luce che muore
o una lucciola?

(gli altri qui)

Poi guardiamo fuori dalla finestra, scoprendo che il mondo è bello. Persino più bello dei versi di Borges.

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Così bello che non possiamo fare a meno di trattenere il momento, per ripeterlo e ripeterlo e ripeterlo…

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Ed è allora che mi viene in mente di dare i compiti (non obbligatori): usate instagram.

Appuntamento a lunedì prossimo, parleremo (tra l’altro) degli haiku in questo fatato mondo social.

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One thought on “679. Leggere poesie, giocare agli haiku… con i liceali. Unicatt Piacenza / parte prima

  1. […] In un ideale percorso storico sulla poesia proposta a scuola, nel precedente incontro presso la Biblioteca dell’Università Cattolica di Piacenza ho letto in parallelo Rubino e Issa, Giudici e Kerouak… Ecco come, partendo dagli haiku, si […]

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