667. Gli haiku e il potere alchemico della parola. L’esperienza di Cristiana Pezzetta

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Immenso haiku. Così grande che i suoi tre versi possono contenere voci classiche e timidi approcci giocosi, un’estetica estremamente formale e i segni più liberi di bambini contemporanei, tracce di china e echi all’interno di parole occidentali. Abbraccia tutti l’haiku, poiché la letteratura esiste per connettere, mettere in dialogo, aprire nuovi punti di vista. Ecco perché ci sono molti modi di proporlo e ciascun approccio rivela aspetti interessanti. La testimonianza della scrittrice Cristiana Pezzetta arricchisce l’indagine che trova spazio in questa sezione del blog. Benvenuta Cristiana!

Grazie intanto dello spazio che ci offrite. Sono Cristiana Pezzetta, autrice di libri per l’infanzia e l’adolescenza. Con Gioia Marchegiani, illustratrice di libri per l’infanzia, abbiamo fondato diversi anni fa l’associazione culturale Semidicarta, che lavora in scuole, biblioteche, librerie, istituti, per la promozione dei libri per ragazzi, e realizza laboratori di scrittura, illustrazione, archeologia, disegno e pittura.

Le parole sono sempre state per me un condensato alchemico di suoni e immagini, segno, significato e significante. Per molte delle culture antiche la parola scritta era elemento creatore che poneva in essere, nell’atto della scrittura e/o della verbalizzazione, gli elementi della realtà. Per me è ancora così, sono affascinata, ammaliata, dal suono, dal senso, dalle radici che ogni parola condensa nella sua storia. Credo fortemente che le parole evochino un potere magico, sono metafore vive, che traghettano dall’insondabile mondo interiore una parte di noi, costruendone meravigliosa complessità. Per questo senso di devozione alle parole, amo moltissimo lavorare con le ragazze e i ragazzi, mostrando loro la bellezza e la magia del generare con le parole.

Il progetto all’interno del quale Gioia Marchegiani ed io abbiamo sperimentato la forma poetica dell’haiku è guidato da un’infaticabile e bravissima artista, che da qualche anno porta avanti, con coraggio e determinazione, il Festival della lettura di Bibliolibrò, Valentina Rizzi. Il suo è un progetto itinerante che promuove nel territorio del X Municipio a Roma, nelle scuole e nelle biblioteche, la letteratura e lettura per e con i ragazzi. Quest’anno uno degli incontri, che come Semidicarta abbiamo proposto, riguardava proprio la poesia. Volevamo cogliere l’occasione del Festival per presentare alle ragazze e ai ragazzi una poetessa italiana poco conosciuta tra i giovani, Antonia Pozzi. Gioia ne ha curato le illustrazioni in una meravigliosa raccolta delle sue poesie, pubblicata da Motta Junior, Nel prato azzurro del cielo, nella collana Il suono delle conchiglie. Da qui abbiamo pensato che l’incontro potesse offrire anche alle ragazze e ai ragazzi la possibilità di sentire, ascoltare, immaginare, fare, costruire poesia insieme.
E così è nata l’idea di provare attraverso l’haiku.

Ho conosciuto con grande meraviglia questa forma di poesia grazie a te, Silvia, lo scorso anno, quando mi hai offerto la tua seggiola per raccontarmi. Ho curiosato a lungo in Haiku seduti sotto la luna: per me è stato un incontro folgorante. Per chi ama plasmare le parole, dando loro direzione, senso, visione, l’haiku è sorprendentemente potente. La sua struttura metrica, la storia che ne accompagna la nascita, la dimensione evocativa dell’ultimo verso che fa precipitare, proprio come un concentrato alchemico, la risonanza molteplice dei suoi significati, me ne hanno fatto innamorate all’istante. Così ho studiato un po’ le origini, il contesto narrativo e storico all’interno del quale hanno avuto vita e ho cominciato a sperimentare, non solo da me, ma anche in famiglia, generando una vera e propria haiku-dipendenza. Questa è stata la mia prima forma di sperimentazione e da qui ho colto il potenziale che poteva rappresentare anche per le ragazze e i ragazzi.

Così il Festival della Lettura di Bibliolibrò ci è sembrata l’occasione propizia per sperimentare anche al di fuori dell’ambito personale. Abbiamo cercato di raccontare loro da dove nascessero e quale fosse il contesto culturale di riferimento degli haiku.
Abbiamo letto con loro diversi haiku, dalla raccolta, Poesie. Haiku e scritti poetici, di Basho, con testo giapponese a fronte. Questo mi ha dato l’occasione di soffermarmi sulla grande differenza strutturale tra le lingue ideografiche, come quella giapponese, e le lingue alfabetiche, come la nostra. Volevo che fosse chiaro che ogni segno ideografico era depositario di un concetto, e che in associazione ad altri segni la sfera semantica di riferimento poteva variare, generando così una vastità tale di immagini che la traduzione non avrebbe mai potuto restituire. Questo vale anche per struttura metrica, l’alternanza cioè delle sillabe presenti nei versi, 5 nel primo, 7 nel secondo e ancora 5 nel primo. Poteva sembrare difficile, ma giuro che non si sono addormentati! Avevo il mio asso nella manica! Avendo studiato la lingua sumerica nel mio corso di studi universitari, e avendo condotto nella scuola primaria diversi laboratori di sumerico, anch’essa lingua ideografica, ho affinato strumenti adeguati per mostrare la complessità di queste lingue, senza annoiare. Sono sopravvissuti al primo impatto!

Poi abbiamo cominciato a leggere, per capire come dalla struttura linguistica e poetica giapponese si potesse arrivare a noi. Abbiamo letto i tuoi divertentissimi haiku, tratti da Senza ricetta, nella cucina di Marta, Bohem Press, quindi anche quelli di Pino Pace, in Un gatto nero in candeggina finì, Notes Edizioni. Avevo anche portato con me il mio quaderno degli haiku, gliene ho letti alcuni, non solo miei, ma anche dei miei figli, haiku che in alcune occasione Emilia e Thomas avevano composto per esprimere dissenso nei confronti miei o di una situazione che li aveva stancati, per esempio gli insetti di montagna durante una passeggiata eccessivamente lunga.

Abbiamo mostrato loro così che comporre haiku poteva essere un modo, tutto personale, per esprimere qualsiasi emozione, stato d’animo, o situazione che in qualche modo li aveva riguardati. Ovviamente lavorando sulle parole. E questa è stata secondo me la parte più interessante: infatti, fin da subito, hanno osservato come la scelta delle parole non dovesse essere vincolata solo all’esigenza metrica del 5-7-5.

Hanno costatato che la regola del 5-7-5 non rappresentava affatto un limite, ma anzi un’opportunità, perché li spingeva a cercare vocaboli sempre più vicini all’emozione che volevano esprimere. Per me, per noi questo è stato un passaggio davvero entusiasmante. Sperimentati così i primi haiku, hanno proceduto in autonomia, in gruppi di 3 o 4, stimolandosi a vicenda. Quindi accompagnati da Gioia, hanno iniziato a lavorare sulla parte grafica, perché potessero esplorare nel disegno l’emozione condensata nell’haiku. Il laboratorio è stato strutturato su due incontri, più il tempo generoso che l’insegnante ha voluto loro dedicare durante il suo orario per portare a termine il lavoro. Alla fine ci siamo rivisti in biblioteca e abbiamo appeso a un filo i loro quaderni perché nei giorni seguenti potessero accompagnare i loro genitori a leggere quella preziosa parte di sé contenuta nei loro haiku. E noi ne siamo state davvero molto contente.

Ecco alcuni testi:

Acqua blu
di notte molto scura
anche sicura
di Nicole Luca Davide e Alessandro
Tu che mi segui
e poi mi rincorri
io me ne vado
Omar e Emiliano
Se tu mi sposti
Io torno più grande.
Acqua del mare
Omar Emiliano e Lorenzo
Sabbia che scotta
mamma cambia la rotta
onda corrotta
Niccolò e Rares
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