656. Care Coccinelle, vi scrivo…

Care Coccinelle,

qualche settimana fa si è svolta a Bologna una Fiera Internazionale molto importante che riunisce molte persone che lavorano per pubblicare libri per bambini. Mentre ero là, un po’ tramortita da tutte le pubblicazioni che mi circondavano, la vostra insegnante mi ha scritto. Raccontava che vi era piaciuto il mio libro, che stavate lavorando in classe sulla poesia e che il nuovo numero di Coccinelle news avrebbe avuto uno spazio dedicato anche a Senza ricetta e agli haiku che voi avete scritto. Beh, mi sono emozionata e sono stata orgogliosa che, tra tanti libri pubblicati ogni anno, il mio vi abbia raggiunto.

Ho aspettato con trepidazione che il postino mi consegnasse la posta e finalmente ecco la busta che stavo aspettando!

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Avete scritto tantissimi haiku, siete stati bravissimi! Ne metto qui alcuni per i lettori di questo blog:

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Come posso ricambiare la vostra gentilezza?

Ho pensato di trascrivere qui per voi alcuni haiku di un autore giapponese che si chiama Issa (pare significhi Tazza di te) per farvi apprezzare lo spirito più autentico di questo genere poetico direttamente da uno degli esponenti più famosi.

Dovete pensare che sono traduzioni dalla lingua giapponese, quindi non meravigliatevi se non hanno la suddivisione in 5/7/5 sillabe che voi avete imparato così bene. Gli amici che sanno il giapponese mi assicurano che i testi originali sono corretti!

Vedete come il poeta parte sempre da quello che osserva nella realtà che lo circonda, guardando in particolare alla natura. Quello che vede, lo riporta al suo cuore, al suo stato d’animo, e ogni sentimento può stare nelle grandi cose ma anche in quelle piccolissime e apparentemente insignificanti. I poeti sono attenti come voi bambini: hanno occhi grandi e si accorgono delle cose minuscole. Hanno un ritmo tutto loro, non come la maggior parte degli adulti che corrono sempre con la fronte aggrottata, persa in mille preoccupazioni.

Care Coccinelle, buona lettura e spero di potervi conoscere presto!

Silvia

 

A capodanno

sono rimasto

come uccello senza nido.

 

All’anno nuovo

fanno ritorno

i pidocchi.

 

Capodanno:

sono felice

come un cielo pallido.

 

La mia primavera:

suprema felicità

coi fiori di pruno.

 

Piogge primaverili:

la bambina insegna al gatto

a danzare.

 

Solitudine:

dovunque guardo

vedo violette.

 

Anche la tartaruga

conosce il tempo

della luna primaverile.

Nella frescura

perle di rugiada

grandi e piccole.

 

Giornate lunghe:

mangia e non mangia

la tartaruga dello stagno.

 

Mentre cammino

al vento autunnale

fuggono le lucciole.

 

Cadono le castagne

una dopo l’altra

lungo la notte.

 

Schiacciando

il primo fungo

ride il bambino.

 

I cercatori di funghi

tornano a mani vuote

allegramente.

 

Vento autunnale:

come i pensieri

nel cuore di Issa.

 

Notte autunnale:

il buco alla finestra

soffia come un flauto.

 

La prima neve:

vedo il paese

da un foro nella parete.

 

Notte di neve:

c’è della gente

che passa in silenzio.

 

Prima pioggia invernale:

vado a comprare

il riso per la cena.

 

Sulla montagna

cade la neve

da poterla sentire.

 

I bambini

mangiando la neve

fanno il bagno.

 

A stomaco vuoto:

il tuono rimbomba

nei prati estivi.

 

“Prendete la luna”,

dice il bambino

piangendo.

 

La bambina

appoggia alle guance

un melone maturo.

 

Alla mia mamma

penso ogni volta

che vedo il mare.

 

Vola una farfalla

sono anche io

come polvere.

 

Perla di rugiada

raccolta dal bambino

subito svanita

 

Dormo, mi sveglio

sbadiglio, sotto

i ciliegi in fiore.

 

All’ombra dei fiori

nessuno

è straniero.

 

Una gallina

scioglie col becco

la neve dell’ingresso.

 

Canta l’usignolo.

Il bimbo nel grembo

apre la bocca.

 

Al vento montano

risponde con vigore

uno scricciolo.

 

Seduto di fronte

mi guarda fisso

un ranocchio.

 

Al sole del mattino

si rallegra

la lumaca.

 

Una farfalla

scacciata con la coda

dal gattino.

 

I gattini

giocano a nascondino

sui trifogli in fiore.

 

La lumaca:

quello che faccio

non si vede.

 

Canta un grillo;

risponde piangendo

un bambino.

 

Mi piacerebbe

poter rinascere

come farfalla.

 

In questo mondo

persino le farfalle

sono indaffarate.

 

Dalla campana

esce ronzando

una zanzara.

 

Cambio l’abito

per il viaggio

ma non i pidocchi.

 

La via delle formiche

discende dalle vette

delle nuvole.

 

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One thought on “656. Care Coccinelle, vi scrivo…

  1. Luciana Bertinato ha detto:

    Grazie di cuore Silvia. Al ritorno a scuola, dopo la pausa del 25 aprile, porterò il tuo messaggio alle Coccinelle e ai Coccinelli. Saranno felici di leggerti e di scoprire gli haiku di Issa. Un abbraccio grande, a presto!

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