474. Andrea Cecon: un’intervista e qualche haiku

di silvia geroldi

 

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Ciao, due parole per presentarti ai nostri lettori.

Mi chiamo Andrea Cecon, ho 42 anni, sono nato a Udine e sono un appassionato di poetica haiku da più di un decennio. In questi anni sono stato pubblicato e premiato in concorsi in Italia ed in diversi paesi nel mondo. Attualmente ricopro la carica di Vicepresidente della Associazione Italiana Haiku.

Come ti sei accostato agli haiku? Che parte hanno, ora, nella tua vita?

Mi avvicinai alla poetica haiku in maniera assolutamente casuale tramite amici. Dopo il primo incontro, cominciai una ricerca forsennata di materiale attinente in tutte le librerie della mia città per poi approdare su internet. Il mio avvicinamento a questa forma poetica è coinciso con un periodo di importanti viaggi fuori dall’Italia e in uno di questi viaggi incontrai la persona che poi diventò mia moglie, anche lei scrittrice e appassionata di poetica haiku. Devo riconoscere che gli haiku hanno tutt’oggi una grande importanza nella mia vita.

Scrivi sia in italiano che in inglese, come mai?

Quando cominciai il mio “viaggio” dentro gli haiku, mi resi conto fin da subito della scarsa reperibilità di pubblicazioni e materiale in lingua italiana. Contrariamente a ciò, mi accorsi che il panorama estero era molto più vivace. Come risaputo, l’inglese è la lingua veicolare per eccellenza in tutto il mondo. Lavorare alle mie composizioni anche in lingua inglese mi ha dato una certa visibilità a livello internazionale e mi ha permesso la conoscenza e il confronto con diversi autori e studiosi in materia. Molti dei viaggi dei quali ho accennato prima, si sono trasformati in incontri tra autori e spesso in belle amicizie.

Secondo te perché questa forma poetica è attuale e, in un certo senso, universale?

Haiku è la poesia del “qui e adesso”. Purtroppo sembra che una buona parte delle persone non consideri adeguatamente questo aspetto. Consapevolizzare il proprio tempo attraverso la bellezza è senz’altro un approccio funzionale e in un certo senso sempre universale.

Questo blog rappresenta la fronda scanzonata dell’haiku, nella consapevolezza di attuare un parziale snaturamento di questa bellissima forma poetica. Ti sorprende o infastidisce questo approccio?

No, non sono infastidito. Io ho sempre cercato di attenermi a canoni estetici classici come scrittore, ma ho sempre apprezzato lo snaturamento ed il coraggio di rompere le regole. Certamente i bambini con la loro naturalezza sono maggiormente portati a questa rottura.

Sei stato in giuria al Premio Internazionale JAL (Japanese Airlines) dedicato agli haiku scritti dai bambini. Ci racconti com’è andata?

Una esperienza che sicuramente ricorderò negli anni a venire. La “JAL Foundation”, fondazione in seno alla compagnia aerea giapponese, entrò in contatto con l’Associazione Italiana Haiku per promuovere un’attività che in molti altri paesi al di fuori del Giappone è diventata ormai consuetudine: coinvolgere i bambini nella composizione di haiku e di disegni correlati ai loro scritti. Valutare questa esperienza di scrittura in bambini di diverse fasce d’età è stato entusiasmante. Essendo stata per me la prima esperienza del genere, e non avendo esperienze pedagogiche, ho trovato inizialmente un po’ d’imbarazzo ma la freschezza di molti dei componimenti presentati al concorso ha avuto la meglio: spero di ripetere questa esperienza in futuro.

Se ti va, ci regali qualcuno dei tuoi haiku?

Molto volentieri:

primi d’autunno
trema con i rintocchi
il vecchio prete

scrivo un haiku
sulla spiaggia, un’onda
lo porta via

caldo torrido
le voci dei ragazzi
si dissolvono

tazza sbeccata
allontano con grazia
la libellula

spiaggia deserta –
le reti sono piene
di tramontana

 

Info:

> le pubblicazioni di Andrea Cecon

> il sito dell’Associazione Italiana Haiku

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2 thoughts on “474. Andrea Cecon: un’intervista e qualche haiku

  1. tramedipensieri ha detto:

    Wow!
    Bellissimi haiku…complimenti!

  2. […] la luna c’è un’intervista al Vicepresidente dell’Associazione Italiana Haiku, Andrea Cecon. Scrive componimenti molto belli, anche in inglese. confermando che l’haiku non è una bella […]

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