259. “Il ritmo seduce le parole”. Serata Haiku all’Istituto di Cultura Giapponese di Roma

Pubblichiamo molto volentieri il contributo di Pamela Pergolini, che ha partecipato ad un incontro per la promozione dell’Haiku all’Istituto di Cultura Giapponese a Roma. Ecco il suo racconto. Grazie Pamela!

Diciassette sillabe. Tre versi. Il primo di 5 sillabe, il secondo di 7, il terzo di 5. “La legge 575”. L’Haiku sta in bilico tra libertà e regola e così ci permette di vivere una fantastica esperienza.

Dopo i saluti del Direttore dell’istituto di Cultura Giapponese di Roma e dell’ambasciatore giapponese in Italia, il prof. Akito Arima, fisico, ex ministro dell’Educazione ed ex Rettore dell’Università di Tokio e Presidente dell’ Haiku International Association, ha tenuto un‘affascinante lezione su “Simmetria/Asimmetria nella Natura, Arte e Architettura. Differenze tra Oriente e Occidente”. Da una prima analisi delle simmetrie in Natura e di come queste si riflettano nell’arte e nell’architettura, il prof. Arima ha fatto osservare come la simmetria è essenziale nei giardini europei e come questa viene rotta invece molto spesso nei giardini cinesi e completamente in quelli giapponesi. La cultura orientale, dunque, tende a rompere la simmetria. Le ragioni vanno ricercate, spiega il prof. Arima, nel clima. La natura nella fascia climatica dei monsoni è piegata, attorcigliata nelle sue forme, mentre in Europa le forme simmetriche sono da attribuire a un clima temperato. Il prof. Arima infine ha posto la domanda: “Possono queste differenze culturali influenzare i nostri pensieri e, in particolare, la fisica?” E dopo un veloce ma dettagliatissimo viaggio nelle scoperte sul nucleo atomico e l’antimateria la risposta è stata: sì! Soluzioni asimmetriche sono state date da fisici giapponesi come Masukawa e Kobayashi, entrambi giapponesi e nobel per la fisica nel 2008, che hanno identificato in una rottura spontanea della simmetria l’origine del nostro universo, dopo il Big Bang, per spiegare materia e antimateria: un’asimmetria per loro, giapponesi, del tutto naturale.

Potremmo rintracciare anche nella forma dell’Haiku simmetrie e asimmetrie, ma di questo il prof. Arima non ha parlato. Certamente la struttura fonetica italiana permette di trovare la corrispondenza di sillabe necessarie all’Haiku, dal momento che la lingua giapponese e quella italiana hanno lo stesso numero di vocali. In particolare, i bambini scoprono attraverso la lettura le caratteristiche dell’Haiku e si appropriano del ritmo che è riproponibile anche in italiano grazie alle 5 vocali.

Hanno partecipato all’incontro anche l’Associazione Italiana Amici dell’Haiku, attiva dal 1987, e Daniela Costanzi, insegnante elementare, che ha parlato della sua esperienza di composizione di Haiku con i bambini.

LA FUNZIONE ISPIRATRICE DEL RITMO

E’ il tramonto
nella canna da pesca
fili argentati

(Haiku composto da un bambino di 8 anni)

La solitudine
sulla strada una mucca
con il pastore

(Haiku composto da un bambino di 6 anni)

“La maestra ci ha letto Haiku e il ritmo di chi scrive Haiku viene dentro di noi”, raccontano i bambini in classe. La scoperta più grande è stata che il ritmo può precedere la scrittura, e che i bambini, anche in età prescolare, pensano con il ritmo dal quale emerge la parola. Attraverso gli Haiku i bambini osservano, raccontano ricreano creano la natura. E per dirla con il poeta Octavio Paz: “È il ritmo che seduce le parole”. Così i bambini dicono che è il ritmo che suggerisce loro le parole. “Il ritmo è come una persona che aiuta”.

Io guardo in su
sento canto precoce
stella cadente

(Haiku composto da un bambino di 5 anni)

Il bambino non conosceva il significato della parola “precoce” ma il ritmo ha portato fuori la parola. Ci sono due i modi di affrontare la composizione degli Haiku: una descrittiva, riflessiva, legata all’intuizione che ricorre alla parola per fissare l’attimo, ciò che è fugace; una visiva, visionaria, dove le parole scaturiscono dal ritmo e dalla fantasia senza passare dalla realtà.

E i bambini consigliano:

“Per fare Haiku bisogna stare in silenzio, chiudere gli occhi e ascoltare quello che dicono le cose. Bisogna scrivere quello che senti all’improvviso”.

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