204. Gli haiku in classe: l’esperienza della classe 3^ della scuola primaria Imbriani di Andria

Ci sono haiku speciali in questo post, bellissimi e anche un po’ magici. Sono il risultato del lavoro di una classe della scuola elementare di Andria. L’insegnante Nicla Sansovito ci ha spiegato come è riuscita a coinvolgere questi giovani poeti. 

Ciao Nicla, iniziamo con due parole su di te e sulla scuola.

Sono Nicla Santovito, un’insegnante di classe 3^ della scuola primaria statale 4^ C.D. “I. Imbriani” ( ex 3^) di Andria, approdata a questo lavoro otto anni fa, con un passato da guida turistica, avvocato, impiegata amministrativa e tanto altro. La mia scuola si trova in un quartiere periferico della città, in una di quelle che vengono definite “ aree a rischio”. Senza servizi, senza spazi per i bambini, problemi di spaccio nel quartiere, molta povertà socio-ambientale. Le uniche agenzie educative nel quartiere sono la scuola e la parrocchia.

Come è nata l’idea di usare gli haiku? Ti sei ispirata a qualche esperienza di altri insegnanti o è una tua iniziativa?

E’ stata una mia iniziativa, nata per caso. Conoscevo gli haiku e li avevo utilizzati nel precedente quinquennio, in classe quinta, seguendo un po’ l’orientamento delle mie colleghe più esperte, essendo io alla mia prima esperienza. Nella mia scuola avevano organizzato degli incontri con gli autori, tra cui Pino Pace. Non conoscendolo, per non sfigurare, mi sono letta il suo libro “Un gatto nero in candeggina finì” (il più corto e veloce da leggere!) e me ne sono innamorata. In quel periodo stavo spiegando la divisione in sillabe ai miei alunni e, dopo averla proposta in varie salse, compresa una filastrocca sulle regole, inventata da me, battiti di mani, ecc. ecc. ho pensato che la cosa frustrante della divisione in sillabe è il fatto che ci siano tante regole da imparare e poche applicazioni pratiche. Alla fine serve solo per spezzare le parole quando si va a capo e questo non è molto stimolante per i bambini. Utilizzare le sillabe per comporre poesie mi è sembrato uno scopo di gran lunga più nobile e al contempo utile. Contare, finalmente, aveva un senso ed era anche divertente! E così, per gioco, abbiamo iniziato. Mi è sembrato anche di nobilitare la quotidianità dell’insegnamento, farla diventare una cosa più alta, toglierla dalla routine e dalla meccanicità, dalla ripetitività… e farla diventare un’esperienza di vita, con un tocco poetico.

Descrivici il progetto, il metodo e il tuo ruolo nella dinamica della 
composizione… Mi interessa capire qual è il tuo apporto, quando e
come i bambini diventano autonomi.

Chiedo loro di pensare e scrivere ciò che pensano su di un argomento. Poi di usare alcune delle parole per comporre i versi, contando le sillabe. Eliminando
tutto ciò che è inutile, badando all’essenziale. Li faccio lavorare in gruppi
da 2 a 4, perché si divertono di più in questo modo, e do loro autonomia e
tempo, durante il quale possono chiamarmi se hanno difficoltà o per
farmi leggere il risultato delle loro riflessioni. Le prime volte ho dato
delle dritte, adesso una buona parte di loro è autonomo.

E’ un progetto “chiuso” o interagisce con altre sezioni del programma 
scolastico? 

E’ un progetto interdisciplinare, io uso gli haiku a conclusione dei più svariati argomenti che tratto, dalla storia di Federico II, al Natale,alle stagioni, agli angeli, ai dinosauri.

Qual è la reazione dei bambini?

Non è vissuto come una fase didattica, ma come un momento di gioco, di
autonomia, di libertà, in cui si lavora insieme agli amici e si diventa
“autori” di qualcosa. C’è un caleidoscopio di reazioni: c’è chi si entusiasma e
ne produce in quantità industriali ( anche senza senso!!!), chi incontra
difficoltà e ha bisogno di un supporto, ogni bambino è un universo e risponde
in base a come è.

Sfrutterai la partecipazione al progetto web Haiku seduti sotto la luna come 
occasione didattica?

Certo, ho già detto loro che ho pubblicato alcuni dei loro haiku, ho intenzione di farglieli vedere con la lavagna interattiva. La cosa li gratificherà, a mio avviso, e mi piacerebbe mostrarli ai loro genitori, chissà che qualcuno non si cimenti anche a casa e autonomamente… potrebbero imparare dai bambini e
appassionarsi!

E adesso… i risultati!

Io, purtroppo, sono molto disordinata, per cui non ho una raccolta completa di tutti i loro lavori. Lo so che sono una sciagurata, però, posso garantire che la stiamo già facendo. Intanto, ti mando gli ultimi che hanno scritto qualche giorno fa, in occasione di una iniziativa benefica in collaborazione con l’A.M.R.I. (associazione per le malattie reumatiche infantili), in memoria di un alunno scomparso due anni fa per una malattia rara. Abbiamo chiesto ai bambini chi fosse l’angelo per loro o di esprimere un pensiero sull’angelo
attraverso disegni o parole. Noi, tra i vari elaborati, abbiamo inviato anche questi haiku
(chiaramente io ho spiegato di cosa si trattasse nella premessa agli
elaborati) che forse verranno divulgati sul sito dell’A.M.R.I.e sul
giornalino. Tutto questo per dirti che sto divulgando il “VERBO” degli
haiku!!!!

Ed eccoli, tutti in fila e bellissimi:

Io guardo lassù
e ti vedo, angelo.
Proteggimi tu.

Martina

*

L’angelo è un
Amico che ci guida
Nei nostri passi.

Giovanna

*

Ognuno di noi
Ha il suo angioletto.
Accanto a sé.

Giovanna

*

C’è un angelo
Che volava un giorno
Ed era carino.

Nicla e Giada

*

Bello e buono
Sei come una stella.
Brilli in cielo.

Martina, Adriana, Luana

*

Tanti angeli
Che ci stanno attorno.
Ci proteggono.

Martina, Adriana, Luana

*

Angelo bello
Carino e vivace
Come un fiore

Martina, Adriana, Luana

*

Tanti angeli
Formano un cuore
Come una stella

Martina, Adriana, Luana

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One thought on “204. Gli haiku in classe: l’esperienza della classe 3^ della scuola primaria Imbriani di Andria

  1. […] Gongoleranno oggi i bambini della III F e III G di una scuola primaria di Andria, quando vedranno i loro haiku pubblicati sul web. Sarà una sorta di gita scolastica virtuale per loro, come uscire dalla classe pur stando seduti […]

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